Tributo in memoria di Sergio Alan D. Altieri – 16/6

«No, non l’abbiamo dimenticato. E’ impossibile. I sogni e gli incubi non si dimenticano, come le albe o i tramonti incendiati dal napalm.

Sergio, il Bigwolf, la genesi del combat thriller, o a detta di Pink, del thriller apocalittico…

Come lui, Gianfranco Nerozzi ha stuprato i canoni seminandone di nuovi nel maelstrom velenoso delle convenzioni, ibridando lo spy al weird, il noir all’horror.

Solo per noi, una block ops dello Sniper al Dall’Ara durante l’ultimo concerto di Vasco, e un memento omaggio di Ignoranza Eroica…


Gli spari sopra

di Jo Lancaster Reno

Suoni, nel vento.

Note arrabbiate, evanescenti e aggressive come spettri.

Memento di scintille gravide di ribellione.

Rock’n roll.

Oltre gli spalti. Al di là del fronte del palco affogato di luci stroboscopiche. La liturgia avanza. Mentre il piccolo grande uomo spicca un balzo da folletto sulle casse delle spie e stringe il microfono come se fosse un’arma: con forza e precisione. Consumato e perfetto nel gesto e nell’intenzione.

Star del rock. Sacerdote. Per una liturgia del senso della vita. Spericolata e gravida di minacce e speranze.

Vasco.

Le sue parole.

È sempre stato facile fare delle ingiustizie…

Blasco.

Il suo canto rauco.

E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi…

Trasandato quanto basta per colpire al cuore.

Se la guerra adesso cominciamo a farla noi.

Mentre i fedeli inneggiano la stessa, medesima preghiera.

Non sorridete, gli spari sopra sono per voi.

Agitando braccia e dimenando teste. Trentamila anime perse nella cattedrale della musica che graffia: stadio Dall’Ara. Tempio dello show e della rivoluzione.

I tralicci sospesi nel vuoto con le casse acustiche. Strutture eteree di un totem deforme. Una figura in cima, nascosta fra gli anfratti e  mimetizzata  con il metallo.

Sagoma oscura e guerriero invisibile.

Guardiano dell’apocalisse.

Russell Brandan Kane spostò il cannocchiale a intensificazione d’immagini multispettro. Gottschalk-Yutyani Mk-21. Movimento in una panoramica lenta e deliberata, fino ad inquadrare l’uomo sulla sedia a rotelle.

Lo ha trovato, finalmente. L’araldo di turno. Il messaggero di morte.  L’emissario di Ikimse. Il terrorista dei terroristi.

La soffiata è giunta da un uomo invisibile. Colombo viaggiatore, socio telematico di una true warrior woman: Rebecca Bannister. Agente Diesis a denominazione Nemesis. Oscura e bellissima.

Quell’attentato in quel luogo. Esplosivo sporco per eccidere. Per massacrare.

Martiri del cazzo nel nome dell’Hydra. Potere occulto e cospirazione della follia.

Il tipo sulla sedia a rotelle non deve avere più di vent’anni. Occhiali con le lenti quadrate a mascherarne il volto. Testa glabra e lucida da malato terminale.

Avanza nella corsia preferenziale e scivola in mezzo alle orde di ragazzini che ballano dimenandosi: nella sezione che ospita gli handicappati. Carrozzina elettrica di ultima generazione. Con i pulsanti sui braccioli. Comandata con lo smartphone.

Nell’auricolare trans ricevente dentro il meato acustico nell’orecchio destro, una voce, all’improvviso.

«Lo hai inquadrato, man?»

Una voce di donna. La sua voce: di Beka. Sensuale come tutto il resto.

«Ha nascosto la bomba dentro la sedia a rotelle per confonderne la presenza. Nessuna rilevazione sospetta al passaggio dei metal detector».

Senza dire nulla Russel Kane  allineò la canna del fucile in appoggio sulla barra di acciaio. Moloch, il dio degli inferi. Mc Millian-Arasake M-4. Dotazione tiratori scelti dell’Armata rossa. Calcio contro la spalla sinistra. Calibro 400 Alaskan, velocità di lancio in Mach 2,2. Potere di penetrazione di tre quarti di tonnellata per centimetro quadrato.

Scrutò nel mirino telescopico. Rilevò la profondità di campo. Inquadrò la fronte del finto paraplegico.  Prese il respiro e lo trattenne dentro.

Livellò l’alzo. Impercettibilmente lo corresse.

Il tipo sulla carrozzina prese a trafficare con lo smartphone.

«Sta per azionare il detonatore, man». Beka ancora. Come un sussurro nel vento.

Vasco sul palco stava cantando: gli spari sopra, sono per voi…

Russell Brandon Kane, buttò fuori il fiato. Nell’attimo in cui spinse il grilletto.

La testa che scompare. Un geyser cremisi erutta. Dal collo, come da un cratere invaso di sangue scuro.

Orde di ragazzini che si dimenano. tutt’attorno. Ancora una volta salvi, senza nemmeno saperlo.”


L’Ignorante nelle ombre ammutolisce. Sembra commosso.

Cuore che perde sistoli.

Un fascino d’altri tempi, polvere di prime volte.

Poi l’interrogatorio riprende.


IL LUPO, LO SNIPER, L’ERETICO

di Luca Mazza

Uomo.

Guglie di vuoto, su di te, vessilli di tenebre scalene che si dilatano in un feudo di indefiniti.

Ricordi.

Una barca, una luce, una donna, una battaglia.

Memento.

«Sei già stato in questo luogo

«Sono stato in molti luoghi»

«Quando sono

«Il tempo è uno stato della mente. Sei qui. Sei ora»

E sei solo, Uomo.

Ma per poco.

Perturbazioni, nell’oscurità.

Sulla piattaforma del vuoto, il miraggio mormorante di anime perse.

Ectoplasmi dell’annientamento.

Le diverse dominanti di nero virano in arabeschi di brace: ombre in progressione dinamica avvolgono, compenetrano, disgregano di porpora l’aria in candescente.

Sono anatemi, man, anatemi di tenebra: radiosi, radianti.  Differenza isotopica.

Dilagano sul confine del non-luogo, caleidoscopi di termiche estreme.

Le strutture  di vuoto si disperdono come quarzi evanescenti in effetto Tyndall, piovre di fiamma sbranano la polvere e la cenere.

Il vento ti carbonizza in faccia il suo rigurgito da crematorium.

Capolinea, Uomo.

Kaputt Mundi.

Nono Cerchio nucleare verso l’intersezione di Satana.

I miasmi ti sequestrano, man, flussi hertziani di tenebre anamorfiche color sangue: nessuna luce, dietro al rogo antracite.

Juggenaut di dissoluzione ecumenica.

Forse la luce ha cessato di esistere.

Poi le ombre emorragiche si fratturano in nuove configurazioni. I demoni ringhiano, informi spinnaker di fiamma contro la voragine.

Il tuo sguardo scivola su una spada.

Calante obliquo, nel ringhio di ombre.

Un chiaroscuro di spigoli, sopracciglia come archi gotici.

Diagonale ascendente.

Schegge di ghiaccio per occhi.

Falciata ad arco.

I colpi del viandante sono risate. Eruttano morte nel vento d’acciaio. I demoni ruggiscono, ma di paura. Qual è il demone, qual è l’uomo?

Le ombre informi si dilatano, si contraggono, accerchiano il viandante in nero che pare danzare sul confine del vuoto.

Siete spacciati, man. Fottuti.

 

Ma l’aria annientata sibila di spari in sequenza.

Calibri pesanti, dal santuario della desolazione. 400 Alaskan, velocità di lancio in Mach 2,2.

Gli amalgama di tenebra e di rogo si disgregano in ellissi di brace terminale.

L’Universo ritorna un dilagare di statiche eteriche, esili grigi di luce che ammiccano dai cosmi.

L’Inferno è in Terra, Dio è morto ma tu sei ancora qui, Uomo.

Ovunque sia il qui.

 

Un altro viandante si estroflette dalle strutture di vuoto: lineamenti scavati, spalle larghe, occhiali da ghiacciaio sul naso adunco.

Moloch, contro il kevlar.

Calibro 400 Alaskan, mirino Gottschalk-Yutani.

Ricordi.

«Tu  chi sei?» chiede lo sniper all’angelo con la spada. Angelo della Morte.

«Mi chiamavano eretico, un tempo»  Un sorriso. Una minaccia di sorriso «Ma puoi chiamarmi Wulfgar. E tu?»

«Russell Brendan Kane»

Lo sniper ti osserva, sorpreso, ammiccando alle spettrali tonalità del vuoto.

«Solamente Kane» ti corregge.

Sorridi.

Ora sai chi sono.

Memento.

Ora sai chi sei.

Hai strappato il biglietto, Uomo. Sola Andata.

Polvere alla polvere. Cenere alla cenere. Ombre alle ombre.

«E tu?»

Sono loro a chiedertelo, adesso.

«Chi sei?»

Uomini in nero.

Uomini non-in-bianco, sulla salma dell’orizzonte ambliopico virante all’indaco indefinito.

Loro non hanno cessato di esistere.

La luce si, Dio forse, ma non loro.

Per sempre.

.Insieme.

Il tuo sguardo indugia sul margine del baratro, ma non si scoraggia. Hai guardato in tanti, troppi baratri per avere paura.

«Call me Wolf»

L’eretico assicura la lama in obliquo sulla schiena, lo sniper manda una cartuccia in camera di sparo.

Guglie di vuoto, vessilli di tenebre scalene che si dilatano in un feudo di indefiniti.

Ma non sei più solo.

Tre Lupi si allontanano, in panoramica lenta, deliberata, nei roghi di ombre tremanti.

Tre Lupi.

Un branco.

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