Sete di Vendetta – Cronache di Bonensegna lo sfortunato I

cronache di bonensegna

di Fabio Andruccioli

“Finalmente è giunto il tempo Reverendo”, si annunciò sbattendo la porta.

Il puzzo di piscio e vomito e secrezioni di ogni tipo invadevano la sala grande della bettola, così come le narici di Bonensegna.

Il silenzio si fece d’un tratto opprimete. Gli scagnozzi del religioso si alzarono spavaldi dalle sedie. L’uomo, alto e slanciato, non si voltò. Un leggero scatto degli occhi sullo specchio alle spalle dell’oste.

“Guardami, bastardo”, riprese Bonensegna.

Il religioso appoggiò il malassenzio sul lercio bancone. Sorrise tra sé e gettò un nuovo sguardo al riflesso del gigante alle sue spalle e a quello che portava in mano.

“Lo sai usare, almeno, quell’archibugio?”

Gli sgherri gli si pararono alle spalle, frapponendosi tra il Reverendo e il suo avversario.

“Per uno come te, è più indicata la clava. O una zappa. Meglio ancora una corda intorno al collo.”

“Non temo la morte, purché voi mi accompagniate.”

Un volto severo e barbuto spalancò un sorriso voltandosi verso Bonensegna.

“Provaci.”

Tentò il colpaccio. La ruota dell’archibugio si mosse e scintillò il polverino nello scodellino. Lo scoppio fece fischiare le orecchie dei presenti che non poterono sentire l’infrangersi dello specchio alle spalle del Reverendo.

Gli scagnozzi sfoderarono coltelli e spade corte e si lanciarono sull’assalitore. Bonensegna lanciò a terra l’archibugio, incurante della promessa fatta di restituirlo.

Nonostante la mole, schivò una ad una le lame che volevano trafiggerlo. Colpì severamente le tempie. Usò la sua testa come ariete per spezzare nasi e zigomi. Distribuì equamente colpi ai testicoli e costole spezzate.

Quando arrivò al bancone, il Reverendo era sparito. Nella foga della rissa, lo aveva perso di vista. Si maledì per il colpo non andato a segno.

Avrai una sola possibilità, gli era stato detto. E aveva fallito.

Una puntura, come di una zanzara malarica che si nutre intorno ai fiumi del nord. Si portò la mano sul collo e osservò per un attimo il dardo avvelenato tra le mani.

La vista si fece opaca. Cercò invano il suo assalitore ma le gambe cedettero e si ritrovò in ginocchio.

La voce, quella voce, fu l’ultima cosa che sentì.

“Per uno come te, la forca è un dono, una liberazione dalla sofferenza. Tu mangerai la polvere del deserto, gli animali notturni si ciberanno delle tue carni ustionate dal sole, l’arsura ti renderà pazzo. Griderai pietà, ma non ci sarà nessuno ad ascoltare.”

Bonensegna cercò di rispondere, ma la sua lingua era grassa e asciutta nella sua bocca. Poi chiuse le palpebre e fu il buio.

 

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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