NECROSWORD – 08 – Navi in vista

NECROSWORD – 08

“Navi in vista”

di Andruccioli-Mazza

Architravi di palme.

La notte si arrossa di presagio, nella moltitudine di ombre.

Espiante esce dalla tenda, mascella serrata. Meditando sul lavoro fatto dai suoi uomini, si incammina alla torre di guardia.

Bocche di fuoco a rimirare il deserto liquido, bronzi traggono barbagli dal levante.

Poi, gli allarmi.

Striduli, si dilatano per l’accampamento come schegge di panico.

Galee da guerra a ore quattro.

Siamo su questo scoglio dimmerda da tre albe. Non può essere una nostra flotta.

Muove il passo, sale la rampa puntellata al terreno e si affaccia all’orizzonte. L’oceano è un lenzuolo fosco, umido di una nebbia che sembra sangue fetale.

– Capitano, laggiù.

Il marinaio gli cede il cannocchiale. L’occhio sano di Espiante focalizza la minaccia.

Come un pidocchio il secondo ufficiale Vallasco gli è addosso, nella speranza che Messer Calligaro non faccia più ritorno.

– Chi sono, Capitano?

– Non saprei. Quattro caravelle, ma non distinguo le vele. Sicuro, non legni di Narbonia.

– Faccio schierare gli uomini? Ormai ci avranno avvistati.

– Inevitabile, come l’alternarsi delle maree.

– Come dite?

Il fatalismo di Espiante cozza con lo stolto arrivismo dell’ufficiale.

– Guardate anche voi, Vallasco. E benedite i Fottuti Dei che vostra sorella sia in sposa al Marchese.

– Non vi intendo,

– E quando mai lo fate?- Ridimensiona il cannocchiale. -Il pericolo non è immediato, riportate ordine nel campo. Ci stanno doppiando, di certo vogliono approdare in un’altra baia ed evitare il confronto. Per ora. E poi vedo un Occhio Verde.

– Altri Corvi?

– Già … Pare che solchino più i mari che il Continente, di ‘sti tempi.

– Mandiamo una spedizione a richiamare il Predicatore! Se torna al campo, potrebbe negoziare-

– Andatevene! La vostra voce mi fa salire l’orchite!

Il secondo ufficiale non osa ribattere e se la svigna a chiappe strette: che non bisogna mai far arrabbiare Espiante è affar noto.

Il Capitano si rivolge alla vedetta. Un mozzo falcidiato dall’acne e dalle cicatrici, poco più vecchio del suo primogenito.

– Prima di dare l’allarme, la prossima volta mandami a chiamare.

La voce è implacabile ma lo sguardo è paterno.

Espiante ridiscende la torretta in legno, la sabbia bianca impolvera gli stivali. Sembrano ossa trite nell’incendio stregato dell’aurora.

Rivede le latrine di sangue, le cataste di teschi urlanti della Guerra Eterna.

La guerra è finita, le Potenze si sono accordate.

Fissa i velieri neri che fendono i flutti come squali d’ombre.

Nel Continente, forse.. Quello che succede qui è altra cosa.

Marinai lo attendono, squadronati. Archibugieri osservano, lineamenti gravi nei morioni. Il silenzio pesa come acciaio.

– Sapete già cosa sto per dirvi.- Il tono del comandante falcia i respiri. -Ci sarà da combattere, quant’è vera Narbonia! Asciugate le polveri, voglio due batterie sulla costa. I cannonieri approntino le caravelle, velatura di battaglia: potrebbero decidere di virare all’improvviso, e farci il culo sottovento. Un plotone con me, alla Marchesa.

Assensi severi.

– Capitano – azzarda un sergente dai baffi robusti, toccati dal grigio – Chi rimane al comando della guarnigione ora che Calligaro è … andato?

– Il grado spetta a Vallasco.- Espiante si guarda bruscamente intorno Dove si è ficcato, quel coglione imbecille? –In pratica, fate riferimento al Macellaio.

Brusio di fondo e sconcerto.

– Ma … siete sicuro?

Espiante sogghigna.

– Se c’è qualcosa che vorrei avere al fianco in una battaglia di terra, è l’alabarda di quel mostro senza gloria. Ora andate a cercarlo, e tenete le consegne!-

La giornata era iniziata da schifo.

E non aveva ancora cacato.



Immagine di Dylan-Kowalski

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