NECROSWORD – 07 – Notturno

NECROSWORD – 07

“Notturno”

di Andruccioli-Mazza

Il tramonto corrusca la sera di paure inespresse, e allunga le ombre.

Il primo quarto di guardia scorre pigro e flaccido. Calligaro lo passa rosicchiando una pipa spenta, perso nei suoi pensieri. Ha scelto il muto come compare proprio per scongiurare la logorrea isterica di Zecca e i mugugni del marinaio.

I bravi del Corvo si alternano davanti la tenda dell’Ordine, un verde arabesco di glifi aurei. Ovattate dai velli e dalle distanze, le giaculatorie rituali del Predicatore

– Ancora quel cazzo di rosario! Perché non si scola il suo rum, non si abbiocca e ci lascia in pace?

L’empietà può essere udita solo da Scabbia, che sogghigna.

– Io dico che il turno è finito. Alziamo le chiappe e facciamo sudare quei pelandroni.-

Scabbia gli scodinzola appresso, reggendo la lanterna e le armi.

Alla fin fine, erano solo dei poveri diavoli. Orfani senza una patria a cui tornare.

Messer Calligaro, invece, vuole tornarsene a casa al più presto. Alla sua donna, che non gli è mai sembrata così piacente, alla sua prole, che non gli è mai parsa tanto silenziosa.

Un lupo di mare, certo, ma con radici ben salde a terra.

Questa è l’ultima, Capitano aveva confidato a Espiante.

Comunque vada, lo sarà.

Callegaro scosta la frangia di tela, nella tenda i gas e l’alito assassino dei marinai. Retrogusto acido nel palato Sveglia Zecca con la punta dello stivale, poi si accorge che le orbite sbarrate di Maestrale lo stanno fissando.

Spero per lui che abbia chiuso occhio.

– In piedi, cialtroni. È il vostro quarto.

Poi scatta l’allarme.

I quattro marinai si avventano fuori dalla tenda, pollici sugli schioppi.

A darlo è stato uno dei pretoriani del Corvo.

– Laggiù, sul promontorio!- abbaia –C’è un lume verde che brilla-

Calligaro si appaia al soldato, un energumeno che sa di galera.

– Lo vedo- ammette, pensoso –Forse è un avamposto indigeno. Strano non averlo scorto prima. È meglio se avvisiamo il Predicatore.-

– No, soldato. Sua Paternità si è appena addormentata, e la consegna è non disturbarlo dopo le orazioni.-

-Ordunque?—

-Ordunque non ci muoviamo da qui.- Il bravo inasprisce le cicatrici. -La priorità è difendere la sacra persona del Predicatore-

Calligaro impreca sommessamente. Zecca esprime il pensiero corale: -Cazzo, ce l’hanno messo in culo un’altra volta.-

Maestrale si gratta le basette e sbuffa fatalismo.

-Coraggio. Andiamo a fare le presentazioni.

La quaterna di archibugi e volti tesi si avvia in direzione del fuoco.

Scabbia, apripista, fende la jungla ad archi di machete. La luna occhieggia tra le liane, faro osseo nella notte livida.

– Voi vedete niente? Sembra sparito!

– Zecca, zitto. – lo ammonisce Maestrale.

– Zitti entrambi, ci siamo credo.

Scabbia abbassa la falce nel breve danzare della luce. Lo vedono bloccarsi, bianco come chi ha visto uno spettro.

Calligaro varia il passo, fa per superarlo ma il muto lo trattiene.

– Levati di torno: è un ordine.

L’ufficiale imbraccia il ferro e si inoltra nel cerchio luminoso. Una piccola radura, indubbiamente artificiale. Variazioni di tumuli scabri, incisi di stigmi incogniti.

Al centro, una brace accesa di un’iridescenza che vira al fungino.

Come quella sulla spiaggia.

Poi un’ombra fugge veloce nelle ombre disegnate dal fuoco. Più rapida dell’occhio, percepibile solo dall’istinto.

I compagni lo raggiungono, spaventati. Zecca squarcia il silenzio.

– Ma che diablo è stato??

Calligaro scuote il capo. Maestrale è una statua di salgemma.

– Scabbia, cos’hai visto? C’era qualcuno poco fa?

Annuisce.

– Chi? Dei selvaggi?

Scuote vigorosamente il mento.

– Cosa? Una fiera? Cribbio, esprimiti in qualche maniera!

Scabbia si acquatta sulla terra sabbiosa. Raccatta un rametto e inizia a calcare.

Mierda, amigo.

Zecca gli posa la mano sulla spalla. Maestrale stringe l’ufficiale negli occhi di ghiaccio.

Ordunque? Come la mettiamo, messer Calligaro?

L’interrogativo si perde nella spirale d’orrore che, dalla punta del bastoncino, ha preso forma sulla sabbia verde.


Immagine di RhysGriffiths

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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