NECROSWORD – 02 – La mappa

NECROSWORD – 02

“La mappa”

di Andruccioli-Mazza

Uno stillicidio incessante ticchetta nel silenzio salmastro. Rampicanti di funghi e muffe marine addobbano le pareti del tempio, più antico della memoria.

Maestrale avanza cauto nel lume della fiaccola, che spolvera le rocce di ombre macabre. Concepito su un’isola, come suo fratello Grecale. Madri diverse ma stesso padre, un uomo dal cuore di sale salpato per l’isola e mai tornato.

«Hermano, torniamo indietro.»

Grecale si sta cagando sotto. Ed è fortunato a poterlo fare senza conseguenze. Con quel viso angelico e la chioma bionda raccolta a treccia, il mozzo incarna la preda favorita per qualsiasi sodomita che si imbarchi su una nave. Tranne quella del Predicatore.

«Non si può. Prima serve che troviamo qualcosa, altrimenti verremo puniti.»

«Sì, ma cosa? Non c’è niente qua sotto, solo rovine!»

«Piagnucoli come la baldracca che ti ha cagato!» sputa Maestrale. «Certi giorni mi chiedo perché nostro padre ti abbia riconosciuto.»

Il fratello maggiore è un duro, intagliato nel cuoio e nell’ebano: dal suo vecchio ha ereditato i tratti selvaggi e il temperamento brusco, ma anche l’istinto protettivo di sua madre. Per questo non ha ancora gettato il fratellastro agli squali.

Il pensiero lo riporta alle caravelle di Sua Maestà, alla fonda nella Baia Grande.

Non torneremo mai vivi a casa.

Maestrale si ferma. Dondola davanti a sé il fascio aranciato della torcia. Un sorriso beffardo si schiude nel folto della barba.

«Mira, hermano» Il fuoco trae barbagli avidi dalle iridi corvine. «Adesso sì che possiamo tornare indietro.»

«Una mappa, dite?»

Maestrale si limita ad annuire, e il fratello lo imita senza bisogno di istruzioni. Nessuno fiata in presenza del Predicatore, a meno che non venga interpellato.

Il religioso indossa una larga tonaca nera dallo scapolare bianco, simbolo del suo Ordine. La tonsura integrale contrasta con la lunga barba scura. Unica concessione agli orpelli, il bizzarro smeraldo all’anulare. Non dimostra più di quarant’anni, forse ne ha molti di più. Suda, tanto.

«Spero vi sarete presi la briga di tradurla su carta.»

Maestrale allunga la sua copia, la più accurata che è riuscito a produrre in quel tunnel di macerie lebbrose.

L’uomo scruta il brandello, severo.

«La mostrerò al cartografo di bordo, ma da quello che vedo sembra proprio raffigurare quest’isola.»

Il Predicatore si appoggia, ignorando le picche delle guardie e gli sguardi dei due esploratori, sul pesante scranno di quercia. Osserva il cielo e il mare che si fondono al di là della cornice dell’oblò: bruna e bianca sulla linea di babordo, l’isola pare sfidarlo.

Imbarcato per divulgare il Verbo in quel nuovo mondo, il Predicatore è stato tormentato dalle visioni nell’istante in cui lo scoglio è comparso nelle lenti dei cannocchiali. Incubi e demoni si sono presi gioco di lui, con le sembianze blasfeme e grottesche dei suoi Confratelli, partiti con i mercanti e i soldati secoli e secoli fa senza aver mai fatto ritorno in patria. I loro volti sfigurati, le loro carni martirizzate.

Sono soltanto sogni, certo, è questa la spiegazione che propina alla ciurma e agli ufficiali, per rabbonirli e scacciare la superstizione. Ma visioni così morbose e veritiere possono avere un’unica scaturigine, ed essa non è certo il condimento del cambusiere …

In quell’istante, Grecale è preda di un accesso di tosse.

«Contieniti, marinaio» lo ammonisce il Predicatore. La vita monastica ha sviluppato in lui una forte repellenza al prossimo, e per quanto spaziosa e pulita la sua cabina non è certo immune ai germi o alle infezioni.

Il giovane non può obbedire, la tosse lo strangola in un conato grasso e mucoso.

«Che succede, hermano

Maestrale lo soccorre ma il respiro di Grecale si fa sempre più asmatico. Espelle, insieme al rancio, un fiotto di bile nera come pece, più nauseabonda delle segrete di Penitenzia.

Il Predicatore sbarra gli occhi. «Portatelo via» intima, proteggendosi il volto «è ammorbato!» Le guardie trascinano Grecale nel corridoio, spaventate e riluttanti.

A nulla valgono le proteste del fratello. Impotente, Maestrale dimentica per un attimo di trovarsi al cospetto del Predicatore che nel trambusto sembra essere sparito.

Maestrale si guarda attorno, confuso, e trova il monaco di nuovo al suo scranno, a mescere un liquore speziato nel suo gradale di peltro. Rimedi antichi contro il male. Il liquore è verde come la gemma dello strano monile.

La cabina alberga loro due soltanto, adesso. E la mappa, spiegata al centro della lunga scrivania.

«Questo luogo è la dimora dell’Iniquo e dell’Altro» Il sospiro del Predicatore sembra smarrirsi nel crogiolo di azzurri oltre il vetro. «Se il martirio è il nostro destino, lo affronteremo con coraggio, lodando l’Unico e gli Spiriti Sacri.» Il Predicatore sfiora fugacemente lo smeraldo che brilla sull’anulare. «Tuo fratello sta morendo, Maestrale. È scritto. Tu rimarrai in quarantena sulla nave. Se la Grazia ti sarà accanto, se ci sarà accanto, tu sopravvivrai.» Il Predicatore si sofferma sull’artiglio di selve che affiora all’orizzonte, come un sogno. O un incubo

«E questo significherà una sola cosa: che potremmo trovare dei coloni ancora vivi.»


Immagine di Ice-wolf-elemental

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