Mostri – Cronache di Bonensegna lo sfortunato XII

 

di Fabio Andruccioli

Bonensegna camminava, lo sguardo fisso davanti a sé. Le mani sporche di sangue e terra.

Ci era voluta la notte intera per seppellire Emiliana, scavando nel fango con le unghie. La strada illuminata dall’alba rossa di sangue.

Davanti a lui, lo attendeva il Mazapégul.

“Non ti bastano le mie lacrime? Cos’altro vuoi mostro?”

“Mostro. Tu mi chiami mostro, Bonensegna lo Sfortunato. Guardati le mani, non è sangue quello che vedo?

Saremmo noi i mostri, noi esseri condannati a vivere nelle tenebre. Abbiamo i vostri bisogni, i vostri desideri, ma non siamo alla vostra altezza.

Costretti a trovare inganni per avere il corpo di una donna che ci rifiuterebbe. Dobbiamo cambiare la nostra forma per nutrirci. Infestare i vostri incubi. La magia ha un prezzo, non è così che dicono? Ma siamo solo noi a pagarlo.

Esseri deformi, mostruosi, ciechi. A volte ridicoli, altre spaventosi.

Mostri.

Te ne vai in giro per queste terre, sangue per sangue. Vendetta per vendetta.

Ti avevo chiesto di rispettare un patto. Ti ho salvato la vita e tu mi hai ingannato.

Questo fanno gli uomini, ingannano.

E siamo noi i mostri.

Uccidono, ma non per nutrirsi. Non come la cieca Borda, non come le deformi Anguane.

No, voi uccidete per soldi e per sete di sangue.

E noi, esseri delle tenebre, siamo i mostri.

La Piligrèna ti ha dato una scelta, nessun altro nell’universo, neanche il vostro Dio può farlo.

Libero arbitrio un cazzo.

Siete la feccia di questo mondo, parassiti che depredano e uccidono. Noi, le bestie e tutto il resto.

Hai ingannato il Mazapègul, il mostro che ha impedito che morissi legato in quella maledetta croce.

Ma ti vedo ora.

Hai perso le persone che ami, alcune per due volte.

E io sono soddisfatto, non rimane nulla di quello che eri.

Sei patetico, Bonensegna. Non hai salvato la tua famiglia, non hai salvato la donna che ti volevi scopare.

Vai nella tana del tuo Reverendo, circondato dai suoi bravi.

Prova ad ucciderlo. E se dovessi riuscirci?

Sarai solo, come lo sei ora. Ma con altri cadaveri sulla coscienza.

Ma sono qui per darti una buona notizia, Bonensegna lo Sfortunato.

Non mi vedrai più. Se dovessi incrociarmi il tuo sguardo si volgerà altrove. Sarò un soffio di vento nell’ombra, un battito d’ali lontano.

Uccidi il tuo nemico. Uccidi anche il tuo nuovo nemico, quello che viene dal Sud.

Ma io rido e tu sei morto. Lo leggo nei tuoi occhi immobili. Non hai più la spocchia che ti ha contraddistinto nei nostri precedenti incontri.

La tua bocca è serrata, rimani in silenzio.

Addio Bonensegna e ricorda: le creature sanno chi sei, io posso andarmene ma la Maledizione continuerà a perseguitarti.

Perché una volta che hai tradito uno di noi, sei marchiato a vita.”

Bonensegna lo vide zompettare verso un cespuglio, un lieve fruscio ed era sparito.

Fu l’ultima volta in cui vide il Mazapègul. Non si mosse, non parlò. Riprese a camminare verso il Sepolcro.

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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