La Gran Cacata – Cronache di Bonensegna lo sfortunato III

di Fabio Andruccioli

Il camino scoppiettava, unica fonte di luce nella locanda. I due uomini parlottavano tra loro degustando il fondino del loro vino di visciole.

“Non so come abbiate fatto a tirarvi addosso le ire del Mzapégul.”

L’anziano si sistemò la pesante coperta di lana sulle spalle.

“L’ho ingannato.”

“Non sono esseri facili da raggirare e non sono inclini al perdono. Astiose bestiacce!”

Bonensegna bevve un altro sorso.

“Le mie intenzioni erano buone.”

“Se promettete a una creatura dei boschi e delle caverne quello che non avete il fegato di rispettare, non siete buono. Siete sciocco.”
“Quelle donne si sono prese gioco di me.”

“E come?”

“Avevo promesso che sarei tornato, una volta chiusi i conti con il Reverendo. Sono cresciuto in campagna, sarei stato utile a quella famiglia.”

“Una promessa da marinaio. Sapevano che non saresti tornato. Per di più, la ragazza è vergine.”

“Non credo che lui l’avrebbe presa.”

Il vecchio dondolò il dito davanti al naso di Bonensegna.

“Ti sbagli.”

“Non avevo scelta, mi aveva salvato da morte certa.”

“Ti sei cacciato in un bel guaio.”

“Come potevo sapere che avrebbero fatto… quella cosa?”

Alle loro spalle i passi pesanti dell’oste. Un uomo alto e corpulento, barba folta nera come la notte.

“Io me ne vado a dormire, voi rimanete pure qui. Ma prima vorrei sapere che cosa hanno fatto le donne per far infuriare il Mazapégul”

L’anziano fece un gesto a Bonensegna che scosse la testa ma raccontò il fattaccio.

“Mi ero accordato con quelle donne per il giusto prezzo, come già stavo cercando di spiegare. Il Mazapégul avrebbe condiviso il letto con la figlia maggiore. Era appena calato il sole, una serata nuvolosa senza stelle e buoni presagi. Stavo accendendo il fuoco quando quell’essere ripugnante è venuto a me, reclamando la sua donna. L’ho accompagnato alla casa a fondovalle. Quell’essere si era trasfigurato, da scimmiesco nano si era tramutato in un uomo di bell’aspetto, lo giuro sull’Altissimo. Lo hanno fatto entrare, gli hanno offerto un po’ di vino. Io ho atteso nell’ingresso. Hanno finto di non sapere che era il Mazapégul.”

L’oste rise divertito.

“Vai avanti.”

“La più vecchia di quelle gli ha indicato la porta della camera della figlia. Di là c’è Fiammetta che legge le preghiere, la vuole andare a salutare? Per un attimo mi è sembrato di vedere di nuovo il volto arcigno del folletto, piuttosto che dell’uomo in cui si era travestito. Schioccò la lingua bramoso, non lo dimenticherò mai. Ma quando ha aperto la porta, lo spettacolo per lui è stato ripugnante. La ragazza era accovacciata sul pitale e stava cacando.”

L’oste rise a crepapelle.

“Aspetta, aspetta” lacrimò l’omone “il Mazapégul è entrato in camera e questa si stava facendo una gran cacata?”

Il vecchio, invece annuiva serio. Bonensegna riprese.

“Non solo. Nel frattempo si gustava un bel tozzo di pane fresco. Il Mazapégul si è infuriato e ha iniziato a urlare come un folle, inorridito. Brota troja, porca, vaca, t’megn et pess et la caca! In quell’istante ha ripreso la sua forma e si è gettato fuori dalla finestra gridando bestemmie e insulti verso di me e la ragazza.”

“Quindi tutto bene ciò che bene finisce” concluse l’oste.

Intervenne l’anziano.

“Niente è bene. La maledizione del Mazapégul è su quest’uomo, puzza di condanna e di magia.”

Bonensegna lo interrogò di nuovo.

“Cosa devo dirti vecchio? Quel che è fatto è fatto. Ho altre cose a cui pensare. Il Reverendo è ancora in giro e questa è per lui.”

Appoggiò la pistola sul tavolino a fianco dell’otre.

“Con quella puoi avere la tua vendetta, ma non scapperai dalla maledizione.”

Rumore di vetri che si rompono e di sedie ribaltate invasero la piccola stanza.

“Qualcuno… qualcosa… è entrato” balbettò l’oste.

“No, è uscito. Dopo aver ascoltato i nostri discorsi. Ti sei fatto un nemico infido e vendicativo Bonensegna lo Sfortunato” lo ammonì il vecchio.

“Io ho solo un nemico e domani lo andrò cercare.”

Bonensegna gettò un ultimo sguardo al fuoco che ardeva nel camino. Per un attimo rivide la sua casa in fiamme, zampilli di cenere e carne a che baciavano le dure stelle.

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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