Giustizia – Cronache di Bonensegna lo sfortunato VII

di Fabio Andruccioli

“Che diavolo sta succedendo?”

La giovane cacciatrice di taglie fermò il carretto e smontò. Bonensegna era da giorni legato e imbavagliato, qualche minuto di pausa solo per pisciare con un ferro puntato alle spalle. Lei strinse le corde e si diresse verso la folla davanti a sé.

“Che diavolo succede?” chiese.

Una villica che esibiva degli sparuti baffi neri le rispose, senza voltarsi.

Quand l’è inuvlè un’ha èlt che da piov!

La cacciatrice di taglie scosse la testa e provò ad avanzare. Fu sommersa dalle grida. Una rivolta.

La strada era bloccata da villici e manovali, armati di forconi e zappe e rudimentali mazze. Gridavano contro la grande casa di pietra di fronte a loro. O, per meglio dire, alle alte mura e al cancello difeso da guardie armate.

Capì che da lì non sarebbe passata, quando si rese conto di trovarsi davanti alla fattoria di proprietà del Reverendo stesso. Lo capì dalle bestemmie e dagli insulti, ovviamente.

Tornò, spintonando via i contestatori, al suo carretto.

“Sei fortunato Bonensegna, forse non ci sarà bisogno di arrivare fino a Sepolcro. Siamo davanti alla magione del tuo amato Reverendo.”

Non fece in tempo ad alzare lo sguardo che Bonensegna le fu addosso. Colta di sorpresa non riuscì a liberarsi del cappio che l’uomo le cinse intorno alle spalle, costringendole le braccia lungo i fianchi, dove non poteva raggiungere le pistole nelle loro fondine. La legò stretta al carretto, le tappò a sua volta la bocca e le coprì il volto con il cappello.

“Mi dispiace signorina, se vuole fare questo mestiere che vada a farsi insegnare qualche nodo.”

Rise, ma era un ghigno carico di sangue e vendetta.

A lunghe falcate raggiunse la folla inferocita che gridava salari più alti e condizioni di lavoro migliori. Ma lui non aveva tempo per quelle sciocchezze.

Si pose in prima fila, osservò le due guardie e i loro fucili, dietro il pesante cancello di metallo.

Levò loro il sorriso.

Alzò le pistole che aveva sottratto alla cacciatrice di taglie, mirò tra le sbarre e sparse le cervella degli scagnozzi del Reverendo per tutto il cortile polveroso. Poi, mosso da una forza che zittì i rivoltosi, spaccò la catena che teneva chiuso il cancello e lasciò che la folla prendesse il possesso dell’ingresso.

Si diresse verso la casa, per primo. Superò la servitù che scappava piangendo. Lo studio era vuoto, quindi salì le scale alla ricerca del suo arcinemico. Ma le stanze erano vuote. Una ad una le esplorò ma non vi era traccia del Reverendo.

La donna voleva portarmi a Sepolcro, deve essere lì che il bastardo si nasconde.

Al piano di sotto sentiva i rivoltosi che distruggevano e depredavano, ormai i giochi erano fatti, meglio portarsi via quello che si poteva.

Entrò disilluso nell’ultima stanza, quando la vide.

Una giovane, cappelli corvini e labbra che invitavano al peccato. Occhi rubino affogati di lacrime.

“Chi sei?”

“Vattene, porco.”

“Sei sua figlia.”

Il suo silenzio bastò. Tornò con la mente a quel fumo e quel sangue.

I suoi ricordi furono interrotti da un villico che indossava collane e anelli di ogni tipo.

La pataca l’è cme la pida, i pio furtunè ii met la zunzezza”, esclamò il nuovo arrivato.

Bonensegna guardò la donna, poi il vecchio arrapato già gonfio nelle braghe.

“Niente piada e salsiccia per te, idiota.”

“Ah, se ci vuoi fare un giro te, io mi accontento e faccio la fila.”

Bonensegna lo spinse via, si avvicinò alla ragazza e se la caricò scalciante sulla spalla. Provò a resistere, ma l’uomo era troppo vigoroso. Si abbandonò, piangendo. I suoi ricordi e la sua infanzia che venivano distrutti dai dipendenti di suo padre. Nessuno provò a fermare l’uomo che, anzi, veniva acclamato come un eroe. La ragazza si chiese chi fosse.

Superarono il giardino, arrivarono in strada. La ragazza vide allontanarsi la sua casa, il fumo che iniziava a compiere spirali grottesche nel meriggio. Poi il tonfo, duro legno sotto le natiche.

“Questa è la figlia del reverendo, facci quello che vuoi. Il bastardo ti darà sicuramente una ricompensa.”

La cacciatrice di taglie lo osservava, silenziosa sotto il bavaglio. Bonensegna riprese i suoi pugnali, rubò il fucile e un paio di pistole. Si dissetò e mise in una sacca un po’ di carne essiccata.

“Mi hai salvato” provò a rivolgergli la parola la ragazza, “e non so neanche chi sei.”

Bonensegna non si voltò, i suoi occhi erano troppo pesanti da sopportare.

“Sono l’uomo che ucciderà il Reverendo, tuo padre. Tu non hai colpe.”

Si allontanò senza voltarsi indietro.

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *