Epilogo – Cronache di Bonensegna lo sfortunato XV

 

di Fabio Andruccioli

Bonensegna fece segno all’oste che capì senza aprir bocca.

Si sedette a un tavolo, rollò la sigaretta e l’accese con la candela posta sul tavolo. Dopo pochi istanti apparve un contenitore di ceramica. Nel brodo al suo interno galleggiavano grasso e olio in abbondanza. La birra schiumava nel boccale.

Intorno era il silenzio. Troppo silenzio.

Gettò un’occhiata all’oste che sembrò muovere impercettibile le labbra sotto i folti baffi.

Cosa sta cercando di dirmi?

La risposta arrivò il gracidare di decine di pistole a cui veniva tirato il cane.

Pensò di portare la mano alla fondina nascosta nella giacca, ma si rese immediatamente conto che era una grande cazzata.

Si voltò lento facendo attenzione a lasciare sempre visibili le mani. Si trovò puntate le canne in faccia. Inspirò lentamente, vuoto. Spostò alle sue spalle la mano per afferrare il boccale. Qualche fucile tremò.

“Facciamola breve. Se mi volevate ammazzare ero steso sul tavolo con un buco in testa. Mi si fredda la minestra, quindi se volete scusarmi, credo che abbiate sbagliato persona.”

Un tale sporco e mal vestito, e dall’accento ruvido del sud parlò.

“Tu sei Bonensegna. Ti chiamano lo Sfortunato.”

“Mi chiamano?”

“Lo sanno tutti che sei il tizio che ha seccato il Reverendo.”

“Ah sì? Siete forse tutori della legge?”

Risero. Tutti.

“Se vuoi seguirci, Bonensegna, preferiremmo farlo con le buone. Un colpo può partire per sbaglio, se qualcuno si agita troppo.”

“Se invece preferissi morire?” Bonensegna si alzò in piedi. “Se tutto quello a cui tenevo fosse perduto, se non avessi uno scopo?”

“Bonensegna lo Sfortunato ha sempre uno scopo.”

“E chi lo dice?”

“Lo dice il tizio che ci paga. E ha un messaggio.”

Due uomini si avvicinano a Bonensegna, lo ammanettano. Lui non oppone resistenza. Si fa disarmare senza battere ciglio.

“Sono abituato alle catene, quasi mi mancavano. Questo messaggio?”

Vieni oltre, che stavolta non sarà così facile. Questo dovevo dirti.”

“Come hai detto?”

“Vieni oltre…”

“Ho capito cos’hai detto.”

“Allora perché me lo chiedi…”

“Portatemi da lui, non vedo l’ora di incontrarlo.”

“Lo vedrai presto, Bonensegna, ti aspetta proprio qua fuori.”

In quattro uomini lo spinsero fuori, non prima di avergli legato tra loro anche le gambe. Si trascinò sferragliando davanti all’osteria.

L’Avvoltoio era lì, il suo solito cappello calato sul volto. Camminava lento, con quelle zampe da ragno. Magro come uno spaventapasseri ma leggermente gobbo, come un maledetto mangiacarogne.

“Buonasera Bonensegna, mi dispiace aver interrotto la tua deliziosa cena. Ma abbiamo un conto in sospeso. Vuoi giocare?”

Si tolse il cappello. Bonensegna trasalì.

“Allora sei tu…”

“In carne e ossa, nonostante quello che mi hai fatto.”

 

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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