Compimento – Cronache di Bonensegna lo sfortunato XIV

 

di Fabio Andruccioli

La stanza è buia, la notte ha raffreddato il deserto infinito intorno al Sepolcro.

Il caminetto acceso trema di paura e vendetta.

Bonensegna cammina lento, incurante del rumore degli stivali sul pavimento. Ogni passo è un rintocco della funerea campana che attende il Reverendo.

Lui è lì, seduto sulla vecchia poltrona, volge le spalle alla porta e guarda fisso il fuoco davanti a sé, in attesa.

Non parla, attende il suo assassino.

“Voltati, Reverendo” lo esorta Bonensegna.

Non risponde.

“Girati, figlio di puttana.”

Per un attimo Bonensegna ha paura. Terrore che sia già morto. Poi lo sente tossire, un rigurgito di catarro che viene eliminato dentro la sputacchiera sul pavimento.

Le pistole in pugno, Bonensegna avanza. Passo dopo passo.

Alza una delle pistole. Non è sicuro di riuscire a prendere la mira con la sinistra, quindi decide di sparare un colpo alla volta.

“Guardami in faccia.”

Sta ridendo?

Alle sue spalle Bonensegna sente grida e spari, là fuori si stanno ammazzando tra mercenari e zingari.

Ora Bonensegna è vicino alla poltrona, sente la puzza di tabacco. Su un vecchio e pesante tavolo in legno la Sacra Bibbia e il Crocifisso. Alcune lettere.

“Reverendo, sai chi sono?”

La risposta è uno sbuffo eloquente.

Bonensegna è allo stesso tempo in quella stanza e davanti alla sua casa in fiamme. La stessa rabbia, lo stesso dolore.

Punta la pistola alla testa del Reverendo, che imperterrito osserva il camino. Non si muove. Solo un lieve movimento delle spalle tradisce il suo respiro.

Bonensegna spara. La pistola fa cilecca.

Il Reverendo inizia a ridere. Come lo aveva fatto quel giorno dopo che i suoi uomini avevano sterminato la sua famiglia e distrutto la sua vita. Sguaiato e inquietante. Folle.

Bonensegna getta a terra l’arma e prende quella che impugnava nell’altra mano.

Bonensegna spara. Il ritratto di una donna sopra il caminetto è dipinto di sangue e cervella del Reverendo.

Tutto qui?

Bonensegna crolla in ginocchio. Vede la figlia del Reverendo correre piangendo verso suo padre. Grida la sua nuova e tremenda solitudine.

Sono diventato come lui.

L’uomo si alza. Si sente sommerso di sangue e lacrime, le gambe pesanti.

Attraversa il cortile dove uno zingaro sta accoltellando uno sgherro. Poi uno sparo, un vetro che si infrange.

Quando tutto sarà finito si accorgeranno che il Reverendo è morto, che non c’è più nessuno da difendere.

La vendetta ha lasciato un vuoto che solo altra vendetta, altra rabbia, può colmare.

Il deserto è freddo, come il suo cuore.

Nel silenzio del creato, sotto le costellazioni e il firmamento, si sente solo.

Scorreggia, che i fagioli hanno fatto il loro effetto.

 

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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