Borda – Cronache di Bonensegna lo sfortunato V

di Fabio Andruccioli

Bonensegna si svegliò, tremante, intorno a lui solo una opprimente nebbia maleodorante. Si alzò con fatica e cercò di ricordare.

Gli uomini del Reverendo mi stavano inseguendo, mi sono fermato a riposare sotto questo albero.

Sentì alla cinta i pugnali che aveva rubato ai cercatori d’oro che lo avevano assalito. La foschia intorno a lui sembrava nutrire i pruriti delle ortiche sulla gambe e il dolore delle ferite sul suo corpo. Bruciavano come se venissero inondate di liquore.

Poi sentì la voce, gracchiante e spaventosa.

“Ninàn, ninàn, la Borda la liga i bei babèn cun una côrda. Bonensegna, dove sei?”

Conosce il mio nome, chi è che canta questa infame litania?

Trattenne il fiato. Attese secondi pesanti come macigni.

“Bonensegna?” continuò la voce incessante, “fatti cantare una ninna nanna…”

Poi la vide. Curva e inbobbita. Il volto scavato da rughe più antiche della terra dove stava camminando. In mano il cappio. Si voltò di scatto verso Bonensegna.

Ne ho abbastanza di vecchi ciechi.

“Eccomi megera. Tieni lontana la tua corda da me.”

Lei sorrise, sdentata.

“Eccoti qua, mi sembrava di sentire puzzo di carne battezzata.”

“Cosa vuoi da me, perché sai il mio nome?”
“Tutti noi ti conosciamo.”

“Voi?”

“Sei maledetto, Bonensegna.”

Il Mazapégul?

Nella sua mente le parole della creatura da cui era stato salvato e che lui, involontariamente, aveva tradito.

“Basta con queste sciocchezze. Riuscirei a piantarti questi pugnali nel cuore prima che tu riesca ad avvicinarti abbastanza.”

“Lo credi davvero?”

In quell’istante, sparì nella nebbia. Sbigottito, Bonensegna rimase un secondo ad osservare la grigia notte. Poi la corda al collo, mani rugose e troppo forti che tirano dall’altro capo. Si trovò appeso all’acero alle sue spalle.

Estrasse il coltello e tagliò la fune sopra la sua testa. Cadde carponi, la poteva sentire ridere alle sue spalle. Si voltò di scatto e piantò l’altro pugnale nel collo della vecchia strega. Lei continuò a ridere e riprese a cantare la sua nenia, rivoli di sangue scuro che colavano dallo scheletrico collo.

Bonensegna indietreggiò e fissò la Borda con astio. Sentì i piedi affondare sul terreno umido. Si dimenò e affondò ancora più velocemente. Il prato inghiottì prima le gambe, poi il busto dello Sfortunato. Si pentì di non aver estratto in tempo la pistola dalla fondina. Bestemmiò il nome della Borda e quello del suo arcinemico, chiamò il nome di sua moglie e di suo figlio.

Poi il colpo assordante di un fucile. Cervella putrefatte e sangue nero come la pece coprirono le spalle e il volto del mezzo sepolto Bonensegna. Aprì gli occhi, le orecchie che fischiavano. Davanti a lui un ragazzo lo osservava.

“Non crederai mica di morire prima che io incassi la tua taglia, Bonensegna lo Sfortunato.”

Dal tono della voce riconobbe che non era un giovane davanti a sé, ma una maledettissima donna.

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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