Anguane – Cronache di Bonensegna lo sfortunato VIII

di Fabio Andruccioli

La notte era scura e agitata come i pensieri di Bonensegna. Il vento muoveva incessante le fronde. Ululavano i vecchi ruderi sulla solitaria strada di campagna.

Un fiume scorreva al suo fianco, diretto verso un mare lontano che l’uomo non avrebbe mai visto.

Non ne uscirò vivo, ma porterò il Reverendo all’Inferno con me.

Il Sepolcro, il fortino degli uomini del Reverendo, un covo di bifolchi armati fino ai denti e dal grilletto facile. Donne, cibo e vino senza limiti. Un letto dove dormire. Così il Reverendo si comprava la fedeltà dei suoi scagnozzi.

Bonensegna lo sapeva bene, ridevano mentre bruciavano tutto. Mentre li bruciavano vivi.

Un canto lieve lo attirò, proveniva dal torrente. Un coro di voci femminili, ammalianti e angeliche.

Mi affaccio solo per un momento.

Si spostò tra le frasche e si mise a osservare lo spettacolo inaspettato. Tre donne, con i seni al vento, cantavano e lavavano la biancheria. Sulla riva alcune ceste di vimini e quelli che, apparentemente, erano i loro indumenti intimi.

Sentì qualcosa risvegliarsi in sé. Un incontrollabile turgore e incontenibile spavalderia. Nel suo cuore cocci di promesse infrante. Scese verso gli argini, abbandonando tra le frasche armi e provviste. Fece per spogliarsi quando si accorse che qualcosa non andava.

Quelle si alzarono, lo invitarono a raggiungerle in acqua. Ma lui si afflosciò vomitando rimasugli di colazione. I visi erano angelici e i seni rotondi e abbondanti, ma levandosi dall’acqua, mostrarono squame dove Bonensegna si aspettava boschetti e code al poste di robuste natiche.

E quelle gambe erano zampe palmate. Si mossero velocemente, cercarono di agguantarlo.

Gridarono da fargli sanguinare il cervello.

Il richiamo delle anguane si disperse per tutta la valle.

Una nuova trappola, creature che aiutano il Mazapégul. Sfuggì alla loro presa con pesante agilità. Siete lente fuori dall’acqua.

Abbandonò le armi e i viveri al loro destino, solo un paio di pistole nelle fondine. Due colpi: uno per il Reverendo e, se le cose si fossero messe per il peggio, uno per sé stesso.

Corse per il sentiero, inseguito dal puzzo di pesce e dai sibili e dalle urla delle tre donne. Bestemmiò insulti al suo fallo pentito. Gli sembrò di sentire l’isterica risatina del suo fiabesco persecutore.

Maledetto folletto, prima o poi fracasserò quella tua faccia da scimmia.

Si fermò un secondo per rifiatare, ma fu un attimo di troppo.

Con le mani alle ginocchia e il fiatone, si ritrovò circondato.

Vin in tla faldaeda” lo invitò una delle tre a braccia aperte, mostrando i suoi denti accuminati e gli occhi gialli e profondi.

Bonensegna indietreggiò. Un’altra parlò.

Sorella, e’ capess la mità d’un c’un capess gnint.

Poi la terza rincarò la dose.

L’è piò indrì canè la coda de chèn…

Si rese conto di non poterle seminare. Avrebbe potuto combattere, ma erano in troppe. Prese in mano le pistole e provò la sorte.

Almeno due le devo fare secche.

Poi tre sonori colpi rimbombarono nell’aria. Sangue verdognolo riempì il volto di Bonensegna. Avrebbe voluto vomitare di nuovo ma non aveva più liquidi in corpo.

“La prossima volta che mi derubi, Bonensegna il Fortunato, vedi almeno di non abbandonare le mie cose sulla strada.”

La cacciatrice di taglie era davanti a lui. La canna fumante in mano, indossava vestiti leggeri che le lasciavano scoperte le spalle, la lunga gonna sostituita da dei calzoni di pelle troppo stretti.

Bonensegna riprese un vano turgore. Forse una reminiscenza dell’ipnotico canto delle anguane o forse si stava accorgendo che, in fin dei conti, quella donna di cui non sapeva neanche il nome era forse la più bella che avesse mai visto. L’ardore durò un attimo, ucciso dai sensi di colpa.

Fabio Andruccioli, classe 1985, è nato e cresciuto a Pesaro tra fumetti, libri, musica e giochi di ruolo. Laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, nella vita si occupa di webmarketing e passa il suo tempo tra il ruolo di padre, marito e musicista. Ma è dopo il tramonto, nel silenzio della città, che si trasforma in autore horror e fantasy. Ha pubblicato in self-publishing i racconti della serie weird “Il cacciatore di incubi” mentre per Delos Digital ha pubblicato “Il tramonto dei Gufi“, “Prima del Monsone” e “Il pirata che non sapeva fare niente” ed è stato selezionato per diverse antologie con racconti fantasy e horror. Collabora con i portali Heroic Fantasy Italia e Ignoranza Eroica. Fa parte della masnada di Crypt Marauders Chronicles.

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