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Pirro il distruttore – la recensione (quella vera)

alessandro saverio ferrara illustrazione

 AUTORE: ANGELO BERTI
CURATORE: FRANCESCO LA MANNO

COPERTINA: FRANCESCO SAVERIO FERRARA

 

“Pirro è la Cascata di Fuoco che distruggerà le genti. Benvoluto dagli dei e temuto dagli uomini, imparerà le arti della guerra dai migliori della sua epoca. Protetto dalla Goeteia e affiancato dalla misteriosa Lilitu, costruirà pezzo per pezzo il trono sul quale sedersi per governare il mondo. Fino all’avversario più ostico. Roma”

 

Alessandro il Grand, altro che Fedez.

A Babilonia muore Alessandro Magno, e con esso si dissolve il sogno del primo impero mondiale dell’Antichità.

Tra i Diadochi la guerra per la sua successione è al culmine, e al di là del mare di Ulisse nuovi popoli fremono per estendere confini e ambizioni a scapito delle colonie fondate degli ecisti.

 

“Non è un’epoca sbagliata per nascere, e non è un’epoca sbagliata per osare. L’importante è volere”

 

L’Ellade frantumata attende un erede capace di eguagliare il genio e la grandezza del Conquistatore.

E lo trova in un puer nato da profezie di fuoco, rosse come il suo crine, della stirpe di Achille e Neottolemo e della genia di Eacide.

 

Pirro il Distruttore si gioca in un universo ellenistico sul ciglio dell’ucronia e del retrofuturismo, venato di sovrannaturale ed  intrighi shakespeariani.

Il Mastro Birraio di Cortemaggiore occhieggia ai miti della Storia e del Fantasy, l’omerico è riletto alla lente dello Sword&Sorcery di cui Berti estrinseca le valenze eroiche, folcloristiche, sensuali.

Come in un sillogismo il suo Pirro sussume le varie anime con cui l’autore ha inteso colorare la propria opera.

Goll Mac Morna, il fratello di Bran nella tradizione Irlandese. Il più ignorante dei Feniani, ha ucciso sua madre con un osso. Per sbaglio.

Mixa l’ambizione di Alessandro al potere semidivino del Pelide, ha del Bran Mak Morn, del Telamonio, del Milius.

In un evo tortuoso di acciaio e di malie il Molosso si comporta da politico e da condottiero spregiudicato, che “conquista la stima e la fiducia sul campo di battaglia”.

Federatore delle speranza di un nuovo impero, malgrado la sua forza Pirro è cosciente di essere un mero strumento nelle mani del destino, sempre in bilico tra Ade e Olimpo.

Io ho scelto di vivere da uomo” ammette, strizzando l’occhio a Sartre. Un Homo Faber del suo fato, che “deve eccellere, non sopravvivere”.

In questo passaggio a mio avviso sta lo scarto dell’Eroe teorizzato da Berti, che si discosta dal senso di ineluttabilità e di barbarie che permea l’opera di Howard, avvicinandosi più a un Fritz Lieber.

In un quadro antico e orientaleggiante come l’Epiro di Berti o la città di Lankhmar, così insegna il Mouser campione di astuzie oltre che di lama, non è necessariamente il più forte a prevalere, bensì il più scaltro!

Ma il Mouser è anche familiare alle arti arcane, all’occultismo, “alle forme senza cuore, tutto odio e terrore, ma affascinanti da guardare” …

Ed ecco che nella figura di Lilitu, eminenza nera del Distruttore, appare il femminino magico, trait d’union tra Nonaroth e l’ultima fatica di Berti.

Inamovibile, carnosa, esponente di uno sorellanza più antica delle Piramidi e delle Dinastie, Lilitu è la cifra irrazionale, metafisica dello stratega Pirro.

Forte come gli elementi della vita racchiusi in un solo essere”, la strix assomma scibili e segreti in grado di spalancare a un mortale le ambizioni più sfrenate.

Siamo tante e potenti, sarai un re di mille regine, non accontentarti di una sola”.

Cos’è la regina occulta d’Egitto?

Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. Praticamente una donna qualsiasi.

Una strega? Una Dea? L’anima concupiscibile del Molosso?

Per soverchiare i nemici interni e esterni il Distruttore dovrà scendere a patti con la Goeteia, i misteri proibiti di Zeus Liceo, le negromanzie dell’Heka, e non solo …

E’ la stagione della poliorcetica, della Tekne spesa sul terreno di guerra.

Berti si diverte a munire le armate dell’Epirota di favolosi mostri proboscidati, di meraviglie ossidionali, di panzer ante litteram.

La narrazione della campagna italica è un collage di descrizioni ora tragiche ora spassose.

Una terminologia a tratti asciutta, marziale, alla Bello Gallico, dosata con una prosa “da versione” che richiama Archiloco o Plutarco e da trovate e situazioni che rievocano videogame alla Age of Mithology, con le truppe mannare, i resuscitati, i Carri della Morte …

Ma “Roma non è Troia”, e Pirro lo sa.

Sa prima di Annibale e di Cesare che l’Urbe è la chiave dell’impresa, la porta di Cartagine, la fucina di legioni indomite.

Sa che per prenderla dovrà combattere casa per casa, arco per arco, in una Stalingrado di pepli e gladi.

O Roma o Morte!

E un Eroe della stregua di Pirro non può celare la sua ammirazione per questo homo novus, sorto tra un fiume biondo e sette Colli aprichi, ansioso come lui di signoreggiare l’Orbe a ogni costo.

 

alessandro saverio ferrara illustrazionePirro il Distruttore: narrativa nobile, Storia e Fantasia, giochi di sarcasmo, suggestioni esoteriche.

Consigliato perché rispolvera i dogmi di genere senza saccenteria ma con innovazione, perché parla di arme e di amore non convenzionali, perché reinterpreta la licantropia in chiave mitologica!

Ultime ma non ultime -a corollario del romanzo- l’introduzione e la postfazione del saggista Francesco La Manno che discute dell’odierna contaminazione dello Sword&Sorcery con le derive abercrombiane e Urban Fantasy, ree a suo parere di svilire la memoria e il solco dei Maestri indiscussi quali appunto Howard e CA Smith e i loro epigoni illustri Carter, Sprague De Camp, Vance e Lieber. Un wagneriano “crepuscolo della stregoneria”.

La posizione di Ignoranza Eroica a proposito è stata espressa nel Manifesto del movimento e nell’articolo Fantasy, Fentasi o Fantasi (di Menare) a cui rimando.

Tanti, prima di lui.

Quanto posso aggiungere in questa sede è che il concetto di eroismo fantastico a mio giudizio nasce ben prima dell’aurea età di Weird Tales e Astounding Stories.

I tòpoi della magia, il sense of wonder, l’epos guerriero hanno radice nella letteratura italiana con opere immortali e a volte trascurate quali il Morgante di Luigi Pulci, il Baldus di Teofilo Folengo, il Re Orso di Arrigo Boito, omettendo gli Orlandi e la Gerusalemme Liberata, e ancor più a ritroso nell’immaginifica Storia Vera di Luciano di Samosata, nonno del fantastico a cui Ignoranza Eroica a breve dedicherà un articolo.

Artisti geniali e antesignani che hanno sperimentato e riletto gli archetipi senza impastoiarsi nella tradizione ma anzi sfruttandola, come fa Berti in Pirro, per delineare nuove prospettive e scorci della narrativa di genere.

 

Adorava l’odore del mattino, così come l’odore del sangue sparso sul terreno e il suono del ferro contro il ferro

Due millenni prima del colonnello Kilgor Pirro inala l’aroma della mattanza, i corvi e le mosche in spirali nere sui resti dei frombolieri, dei pachidermi, delle pulegge divelte.

Poi sveste le piastre del generale e indossa la furia del Distruttore, guidando gli uomini alla carica come un talismano d’invincibilità.

Insomma: accattatevillo.

-FINE-

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