Recensione di ZODD ALBA DI SANGUE di Gabriele Z. Campagnano

di Luca Mazza

Spiazzante.

Immergersi nella lettura di Zodd, Alba di Sangue, debutto al romanzo del vulcanico Gabriele Zweilavyer Campagnano, monografista de I Padroni dell’Acciaio, è un’esperienza allucinogena e grandguignolesca.

Blasfema, a tratti.

Lì per lì, inclassificabile.

Il fantasi di Campagnano, che sloga il concetto stesso “di meNare” e lo esaspera in “di scaNNare”, irride i capisaldi di genere e affetta le vene sclerotizzate dell’eroismo fantastico con sei piedi e mezzo di acciaio in coda.

Letteratura cruda, chirurgica, tagliente come un tronchese e contundente come un martello in asta. Zodd è un esperimento (riuscito) di alchimia narrativa che affonda gli incisivi nel senso comune, sodomizzando a tradimento anche il lettore più smaliziato in una mistura di Sword&Splatter, Sborradark e Anabolic Fantasy, dal forte sudore Grim e Horror.

L’opera -massiccia come il suo creatore ma sorprendentemente scorrevole e impreziosita dalle illustrazioni di Francesco Saverio Ferrara, miniatore dell’epos moderno- si snoda su una trama strutturata in cornici corrispondenti ai point-of-view dei personaggi cruciali. Modus operandi che omaggia i maestri di categoria quali Martin, Peake e il nostro Alan D. Altieri, cui Zweilavyer è tributario pur mantenendo un canone riconoscibile e innovativo.

Parole e inchiostro non hanno mai aiutato nessuno. Solo l’acciaio. Solo la violenza. Tutto il resto non conta un cazzo.”

Zodd, il protagonista, un ercole senza morale dal passato zeppo di abomini e carneficine, armato di un affilato sarcasmo e uno spadone a due mani e mezzo dal nome freudiano, Addhur.

Lucio, un corazzato imadiano, oppiomane e mutilato, tanto umano quanto eroico davanti alle situazioni più estreme.

Costantino, un demonologo in grado di asservire scienza, religione e metafisica alla missione transumana di farsi baluardo contro l’avanzata dell’Inferno in terra.

E infine Rylock, un capitano di ventura tormentato dai fantasmi del passato, mai oscuro quanto il suo presente …

A salare le portate principali un campionario di troie, mercenari, gladiatori, cospiratori, demograth, rettangolari, potenziati e peccatori che il Campagnano affresca con il suo talento istrionico, tra il manga uncensored e il gioco di ruolo, intercalando lo stile ricercato al turpiloquio da osteria e l’orrore siderale alle freddure da caserma.

«Nel corpo a corpo i suoi picchieri, amanti dei grossi cazzi nel culo, sono più forti dei miei balestrieri.»

Ma è l’ingombrante figura di Zodd, marchiato a fuoco in prima di copertina, a capitalizzare le simpatie e il sense of wonder di chi osa addentrarsi nel sulfureo universo di Campagnano.

Zodd non è un eroe.

A undici o dodici anni aveva squarciato il petto di un coetaneo con il pugnale, ed estratto l’organo ancora pulsante”. Nei rovesci della vita, “il suo rammarico maggiore è non mangiare più bistecche e non usare l’uccello nel modo più appropriato”..

Nemmanco è un anti-eroe. «Quanto cazzo godo» esulta, mentre l’addhur pompa umori ed escrementi dal nemico di turno, sia esso un corazzato o il “frocio di un polipo”.

Definirlo un villain?

Limitante.

Un evento sovrannaturale innesca in lui qualcosa di primordiale e violento, che fa da perno alla vicenda in un’escalation di orrore e rivelazioni sconvolgenti, ove la merda, le mucose, i coriandoli di ossa e le poltiglie di organi della miglior tradizione pulp trascendono ai livelli più animali e diabolici della perversione dantesca.

La brutale poliedricità del protagonista e il suo humor cafone e sacrilego sono a mia opinione la chiave e il vero asso nella manica del racconto, oltre alle competenze storico-militari dispiegate a profusione dall’autore, che ci prova a più riprese la sua annosa perizia in fatto di acciaio, strategia e armamentari.

La guerra si discosta dalla narrazione degli storici e dai discorsi dei generali. E l’eroismo, il più delle volte, è solo la via più breve per una morte stupida.”

Alla pluralità di punti di vista, in Zodd, Alba di Sangue si assomma una varietà dettagliatissima di scenari e ambientazioni: Onnar è un mondo in armi dai limen mutevoli, dove “enormi castelli neri spuntano da ogni collina e costone di roccia”, oscillante tra il peplum romano e un “medievil” alla Magdeburg ma dai riflessi howardiani.

Città e continenti contesi in passato dall’Impero e dalla Legione, oggi teatro di un’invasione abominevole vomitata da una Frattura dimensionale e orchestrata dall’immortale Asmodeoth, uno dei Sei Demoni sultani del cosmo, divoratore (e defecatore) di realtà, fabbricatore di veri e propri Averni materiali.

A Murion (porco) piacendo, sono proprio Essi, i Cattivi, i Mostri, l’attrazione sovrana dell’allucinante e truculento freak show inscenato da Zweilavyer. Necromaedar’h li definiscono i matematici dell’Astrodaimon. Necromerde, li apostrofa Zodd, maledicendo i fottuti Dei.

Per chi li combatte (vanamente), sono gli Infernali.

Locuste demoniache che travasano in esercito da un mondo all’altro, e lo umiliano, depravano, cannibalizzano finché ogni divergenza tra vita e morte non viene appianata.

Per descrivere cotanti araldi dell’Orrido Campagnano impasta terrori di carne, piovre, chele, tarantole, chimere, chiodi, suture e putridumi. Guerniche organiche dai contorni così osceni e morbosi da rivaleggiare con gli Antichi di Lovecraft e il sadismo di Barker. Orge indecifrabili di umano e mostruoso, più voraci degli sciami di Starship Troopers e più caotici delle cruente aberrazioni di Eleuteri Serpieri.

Mentiremmo a noi stessi, per quanto lettori cinici critici e scafati, asserendo che il cozzo assordante tra grottesche bestialità alla Evil Dead e testugginidi bicipiti macignosi, azze e trebbi da guerra non risvegli nelle corde latenti del cervello rettiliano gli accordi di un’estasi senza compromessi.

Zodd si propone come uno schiaffo brutale alle convenzioni.

Di sua sponte espone il fianco agli strali della censura, del meiNstrim dello chich-perbenismo e delle risibili accuse di ultra-violenza, empietà, sciovinismo. Le stesse rivolte ai pionieri e ai rivoluzionari, da Lutero e Galileo a Stanley Kubrick.

«Nell’esercito non abbiamo nessun ho. Io è una parola che non esiste. Quand un soldato ha fame, tutto l’esercito ha fame Quando un soldato si sta scopando una troia, tutto l’esercito si sta scopando una troia.»

«Povera troia.»

Il fantasi di scaNNare di Campagnano rispecchia appieno i crismi propugnati da IE in materia di ibridazione di generi, sperimentazione linguistica, metriche alte e colpi bassi, anzi inaugura un tracciato ancor più ardito e scevro di compromessi. Ti lascia davvero a bocca spalancata, “come per accogliere il cazzo di un elefante”.

Dopo Zodd, Alba di Sangue, qualunque mortale inviso agli Dei intenderà sfidare Zweilavyer sul suo campo di irriverente mattanza dovrà spremere una dose di genio, sangue e merda senza precedenti, o schiattare nell’impresa.

Irrinunciabile.

Irrimandabile.

Ma prima dovrà leggerselo.

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