Non fantasy. Schiaffantasi.

Di fantasy ne ho visto tanto, letto parecchio e scritto poco. Ho giocato a diversi gdr e, soprattutto, ho sognato. Elfi illuminati in città magiche rassomiglianti a quelle degli dèi, saggi dragoni pronti a salvare l’umanità, terre idilliache dove le fate regnano e la natura è indisturbata, cerche rocambolesche per distruggere il male, recuperare tesori fiabeschi o mirate all’ottenimento dell’unica arma forgiata dalla lacrima di un dio. Ho sognato, mi è piaciuto tanto.

E mo basta però.
Forse sono cambiati i tempi o, più probabilmente, sono cambiato io. Ho vissuto talmente tanto in mondi fantastici che ho dimenticato il surrealismo che ci può essere nella materialità più cruda! Vi porto qualche caso-limite:

  1. Nei cimiteri, la notte, figure magre e orribili divorano i cadaveri
  2. Una fortezza isolata è sotto assedio da parte di cadaveri ambulanti
  3. Tutti nel tempio vedono una divinità che predica un messaggio di pace

Fantasy, vero? Nah, lasciate che io via dia uno schiaffo per svegliarvi dai vostri sogni! Rivediamo i tre casi:

  1.  Degli affetti gravi di lue vengono emarginati, sono troppo deboli per cacciare e così, impazziti, si danno al cannibalismo.
  2. La disperazione colpisce ancora: un popolo devastato dalla lebbra decide di sacrificare le sue ultime ore vendicandosi dei nobili che li hanno abbandonati.
  3. Le scorte del villaggio sono contaminate dalla segale cornuta, allucinogena, sapete che risate a messa?

Ci siamo scordati quanto poesia ci sia nel sapore di terra e sangue in bocca, abbiamo svenduto l’incredibile della realtà per avere vampiri glitterati e fighette-emo-sventramostri. C’è più fantasy nel quotidiano, ormai, di quanto ce ne sia nei libri! Possiamo comunicare a distanza (smartphone), forgiare armi indistruttibili (un metallo da aeronautica diventa più duro tanto più si scalda!), attivare cose enormi con poca fatica (energia elettrica e informatica)!

No, non sto dicendo di riconvertire il fantasy a una letteratura basata sulla “scienza-narrativa”. Solo sono convinto che non abbiamo bisogno di abusare del fiabesco, non più di tanto almeno! Per questo appoggio lo Schiaffantasy.

I maghi ci sono, magari sono pure tanti, ma non sprecano i loro poteri magici per passare lo straccio (e no, Merlino non trasloca, lui sposta un laboratorio magico senza personale specializzato o materiali specifici, altro che denuclearizzare). Abbiamo guerrieri di tutto rispetto, ma non girano con l’armatura magica completa-multicolor griffata Dolce&Gabbana.

E basta con questi gigacattivi pieni di sé, belli e maliziosi, che in fin dei conti non sono nemmeno tutto quel granché che credono, se fossero sempre stati così coglioni non li avrebbero voluti manco per zappare la terra (con tutto il rispetto per gli Zappatori)! E degli eroi vogliamo parlarne? Senza macchia e senza paura? Nah, sono lerci nell’anima e “A Mordor a portare l’anello?! Fossi matto, andateci voi, io sto bene a ingolfarmi di cervogia e torte di zucca, è già tanto se non ho mollato quel coso maledetto in mano a Gandalf!!! ‘catroia, tutti avete archi, spade e asce, volete che l’anello lo porti io, sono il più pippa e il più disarmato. Credete davvero che ci venga volentieri in culo a Sauron?!

Certo, tutto bello, piace anche a me. Ma sapete che significa attraversare una landa ignota? Grotte sconosciute che alla prima fuga di gas ci crepa tutta la compagnia, un tipo di ragno mai visto che ti paralizza a morsi e sei cibo per corvi. Sbagli bacca/fungo? Augurati di andare di squaraus per i prossimi giorni! Le provviste cadono nel burrone? Mo ‘so cazzi. Attraversi la palude? Vediamo che malattie ti prendi. Ti graffia il lucertolone sbagliato? Necrosi.
E davvero siamo convinti che il gigastregone del male sia il pericolo più grande? Nah, molto peggio è raggiungerlo e se ci arriviamo statene convinti: persino lui si chiederà come cazzo abbiamo fatto!

Lo Schiaffantasi è questo: uno sganassone per ricordare a tutti che dietro a ogni leggenda c’è un fondo di orribile, graveolente e lurido STERCO. E gli eroi non sono immacolati filosofi della spada, no, sono sterconauti nella merda fino al collo che FORSE arriveranno alla fine del loro viaggio vivi, ma perennemente marchiati non dai litri di sangue versato, ma da malattie, menomazioni e curiosi tic nervosi.
Cosa ci contraddistingue? Che il fantasy “coniglietti e arcobaleni” ha dimenticato tutta la merda normale e quotidiana che deve affrontare un avventuriero.

Noi no.
Perdonate l’eccessiva seriosità, divento nostalgico al terzo gallone di whisky…
Con affetto,

Noccaghignante.

Michele Gonnella AKA Noccaghignante, classe ’88, è una teppa sin da bambino. Studia l’arte della vendemmia del prossimo a mani nude da che sa camminare per poi aggiungere la specializzazione con attrezzi adatti all’uopo quali spade, scudi, machete… Non è un caso che la sua passione per la scrittura, alla fine, si sia solidificata nel suo primo libro e patente di nobiltà: un manuale di rissa tra vernacolo, falso storico, manuale scritto in codice e satira. Se ne ferisce più la penna della spada lui non lo sa, ma le ha entrambe e in più espone con orgoglio la zappa meritata vincendo lo Zappa&Spada.
Oltre a questo ha una malsana passione per haiku (vedi il canone dell’haiku ignorante), tè, caffè, birra, gatti e ocarina. Attualmente sta lavorando a più libri di quanti un mondo sano di mente vorrebbe e non sembra aver intenzione di smettere di pestare tanto presto.

De Bello Tabernae – Manuale di rissa

Zappa & Spada

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