Lethal records: un racconto, un morto – Who’s Cribbing?

di Lorenzo Davia

Parlami del racconto che ti ha cambiato le prospettive.

Se devo parlare di un racconto che ha segnato la mia pubertà letteraria, o addirittura la pubertà e basta, mi viene subito in mente il poco noto Who’s Cribbing? di Jack Lewis.

È un racconto uscito nel numero di Gennaio 1953 di Startling Stories, e tradotto per la prima volta in italiano nel 1965 per l’antologia L’Altare A Mezzanotte della Casa Editrice La Tribuna, col titolo “Chi Plagia?”

Io l’ho letto da giovanissimo nel numero 1273 di Urania, Fantashow, uno speciale natalizio che aveva come tema racconti di fantascienza sulla fantascienza stessa.

Di cosa parla il racconto? È una raccolta di lettere tra il protagonista del racconto, lo scrittore Jack Lewis, e alcuni editori di riviste di fantascienza.

“Gentilissimo signor Lewis,

le restituiamo il manoscritto La Nona Dimensione. A un primo esame il racconto mi era parso degno di pubblicazione. E perché non avrebbe dovuto? La pensarono così anche gli editor di Cosmic Tales quando venne pubblicato la prima volta.

Come lei senza dubbio sa, fu il grande Todd Thromberry a scrivere il racconto che lei a cercato di spacciare per suo. Mi permetto di ricordarle le conseguenze penali del plagio letterario.”

Il protagonista riceve una serie di lettere di rifiuto dagli editori, motivate dal fatto che in passato un certo Todd Thromberry aveva già scritto e pubblicato la stessa identica storia.

Identica, parola per parola

Il nostro povero autore parte alla ricerca di questo famosissimo Thromberry, il quale però è deceduto una decina di anni prima, e le sue opere sono introvabili.

Nel frattempo, manda altri racconti che vengono puntualmente rifiutati: “troppo thromberriano”, “ci rivolgeremo direttamente agli eredi di Thromberry. Quel ragazzo sapeva scrivere” e così via.

Il protagonista giunge alla conclusione che Thromberry, genio dell’elettronica, sia riuscito a creare un macchina per vedere il futuro e dal passato gli sta rubando/ha rubato tutti i suoi scritti.

Disperato, raccoglie tutte le lettere scritte e ricevute e le manda a una rivista di fantascienza chiedendo aiuto a quell’editore e ai lettori.

Avrete già indovinato come va a finire.

“La sua idea di costruire un intreccio su una serie di lettere è certamente intrigante, ma temo che non possa funzionare. Fu nel numero di agosto 1940 di Macabre Adventures che Thromberry la utilizzò per la prima volta. Abbastanza paradossalmente, anche il suo racconto si intitolava Chi Plagia?”

È un raccontino di quattro paginette, ma non avete idea di quanto mi abbia dato da pensare nel corso degli anni. E questo prima che mi mettessi in testa l’idea di scrivere.

Intanto, la profonda e angosciosa ingiustizia che subisce il protagonista. Un’ingiustizia che travalica lo spaziotempo, si abbatte su di lui e gli rovina la vita – un destino di scopiazzatore già scritto e deciso da qualcun altro anni prima.

Welcome to real life.

C’è poi tutto un discorso sull’originalità, che da quando scrivo mi interessa molto.

Tanto lo sappiamo che qualsiasi idea ci possa venire, a qualcun altro è già venuta. Antonio Serra, uno dei tre creatori di Nathan Never, ha formulato la legge che prende il suo nome: “Se pensi di aver avuto una idea originale un altro l’avrà avuta prima di te. E se l’idea ti appare geniale ci saranno certamente altri dieci ad averla avuta prima di te!”

E non ti viene sempre la paranoia? Non è che a qualcuno è già venuta l’idea che sto usando in questo racconto?

Non è che qualcuno, da qualche parte, ha già scritto un paragrafo identico a questo?

O ha usato questo gioco di parole?

Siamo forse condannati a ripetere per l’eternità quello che altri hanno già fatto?

Da giovanissimo non ero capace di rispondere a queste domande. Figuriamoci adesso.

L’ultimo spunto da questo racconto mi è venuto invece negli ultimi anni, seguendo su internet scrittori di fantascienza e fantasy.

Ditemi la verità, lo conoscete anche voi un autore che “quella idea l’avevo già avuta io”. Magari all’epoca non scriveva, ma se lo avesse fatto… O quello convinto che l’idea gliela abbiano rubata, lui  ci aveva già scritto un racconto, un romanzo, una poesia, un videogioco, un grafito su un muro del cesso dell’autogrill.

Ce ne sono in giro, vero, di Todd Thromberry?

 

 

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