Lethal records: un racconto, un morto – I Tre Moschettieri

di F.T. Hoffmann

Don Chisciotte pigliava i mulini a vento per giganti e i montoni per eserciti, d’Artagnan prese ogni sorriso per un insulto e ogni sguardo per una provocazione. E così fu ch’egli ebbe sempre il pugno chiuso da Tarbes a Meung e che dieci volte al giorno portò la mano al pomo della spada. Il racconto che mi ha cambiato la prospettiva non è un racconto. Sì, lo so cosa state pensando, “è arrivato quello che crede di fare a modo suo” e via dicendo, ma vi invito a tener la lingua dove sta, dietro ai denti, poiché questo paraculo che vi sta davanti parla proprio de I Tre Moschettieri (del primo capitolo per la precisione), e non vede l’ora di spolverare la cappa e sguainare la spada.

Ma ritorniamo a noi. A deflorare la mia innocente verginità letteraria è stato nondimeno che quel panzone depravato di Dumas padre, che ruttava ignoranza eroica già a colazione, fra un cesto di uovo alla coque e una damigiana di Borgogna. Lui, sì proprio lui, che ai critici che lo accusavano di violentare la Storia rispondeva – E’ vero, io violento la Storia, ma metto al mondo dei figli stupendi.

Come non amarlo.

Ad ogni modo Oggi si fa un gran parlare di grimdark, spaghetti fantasy, ambientazioni veraci e spietate ma basta aprire la prima pagina de I Tre Moschettieri per trovarsi un incipit di tal schiatta:

Il primo lunedì del mese d’aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l’autore del ‘Romanzo della Rosa’, sembrava essere in completa rivoluzione, proprio come se gli Ugonotti fossero giunti per farne una seconda Rochelle. Molti abitanti, vedendo le donne fuggire dalla parte della Gran Via e sentendo i bimbi strillare sulle porte, si affrettavano a indossare la corazza e, rafforzando il loro coraggio, alquanto dubbio, con un archibugio o una partigiana, si dirigevano verso l’osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si pigiava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di popolo compatto, rumoroso e curioso. In quel tempo ci si spaventava con molta facilità e quasi tutti i giorni una città o l’altra registrava nei propri archivi fatti di questo genere. C’erano i signori che guerreggiavano; fra loro; c’era il Re che faceva guerra al Cardinale; c’era lo Spagnuolo che faceva guerra al Re. Poi, oltre queste guerre celate o pubbliche, segrete o palesi, c’erano i ladri, i mendicanti, gli Ugonotti, i lupi e i servi che facevano guerra a tutti. I cittadini s’armavano sempre per difendersi dai ladri, dai lupi, dai servi; spesso dai signori e dagli Ugonotti, qualche volta dal Re; mai però dal Cardinale o dagli Spagnuoli.

Signori miei, quello che avete appena letto veniva pubblicato nella primavera del 1844, su un inserto domenicale del quotidiano Le Siècle. Poco più che letteratura di second’ordine, così la chiamavano ai suoi tempi. Fuilleton, storie da fondo pagina. Ma Dumas, che sapeva il fatto suo, gli rispondeva in perfetto francese con un “E sticazzi ‘un ce ‘o metti?” e quindi andava seminar bastardi per la Francia come un contadino fa con il grano, prendendosi giusto il tempo per scrivere una sterminata produzione di opere popolari capaci di rivoluzionare la letteratura francese. Come non amarlo (e due).

Di certo non c’è bisogno che vi racconti la storia dei tre moschettieri, che poi sono quattro, ma alla fine son tutti per uno e uno per tutti. Fra film, adattamenti per la tv, sceneggiati teatrali, fumetti, parodie e vattelapesca, la storia è sicuramente familiare ai più. Quindi no, non vi farò un inutile sinossi. No, perché quello di cui voglio parlare sono le perle letterarie che si trovano fra le pagine di questo grande romanzo costruito per piacere, per essere immediato e scanzonato, arguto e irriverente, poetico e sbracato. Perchè I Tre Moschettieri non va letto per conoscere la storia, non è un libro che tende al finale, ma è un opera scritta per essere godibile in qualsiasi suo momento dal primo rigo all’ultima parola.

É tali e tanti sono i possibili esempi della prosa affilata di Dumas che se potessi vi citerei direttamente l’intero primo capitolo. Ma che dico, l’intero romanzo, e perché non la trilogia! Tuttavia, essendo io costretto a un determinato limite di caratteri, non posso che darvi giusto un ultimo assaggio, questa volta di combattimento.

Non aveva ancora finito di parlare, che d’Artagnan gli allungò un così furioso colpo di punta che, probabilmente, se quel signore non fosse stato pronto a saltare indietro, avrebbe scherzato per l’ultima volta. Lo sconosciuto si accorse allora che la cosa andava più in là della burla, sfoderò la spada, salutò il suo avversario gravemente e si mise in guardia. Ma nello stesso tempo i due ascoltatori della finestra, insieme con l’oste, si lanciarono su d’Artagnan percuotendolo violentemente con bastoni, palette e molle da fuoco. Ciò fece una diversione così rapida e completa all’attacco, che l’avversario di d’Artagnan, mentre questi si volgeva per far fronte a quella gragnuola di colpi, ringuainò con la stessa precisione la spada, e da attore che stava per divenire, ridivenne spettatore del combattimento, compito che assolvette con la sua ordinaria impassibilità, non senza tuttavia borbottare: “Maledetti siano i Guasconi! Rimettetelo sul suo cavallo arancione e che se ne vada!” “Non prima di averti ucciso, vigliacco!” gridò d’Artagnan, tenendo testa il meglio che poteva e senza arretrare d’un passo ai suoi tre assalitori che lo tempestavano di colpi. “Ancora una guasconata” mormorò il gentiluomo. “Parola d’onore, questi Guasconi sono incorreggibili!”

Ah i Guasconi. Ora dovrei davvero concludere. Ma come esimermi da un degno commiato. Impossibile. Ecco dunque, vi lascio infine con i consigli che ogni Eroe Ignorante dovrebbe ricevere dal proprio mentore, e che nel nostro caso, ogni padre guascone passa giustamente al proprio figlio.

“A corte” continuò il signor d’Artagnan padre “se pure avrete l’onore di esservi ammesso, onore al quale, d’altronde, vi dà diritto la vostra vecchia nobiltà, portate degnamente il vostro nome di gentiluomo, nome che è stato portato con onore dai vostri antenati da più di cinquecento anni. Non sopportate offese se non dal Cardinale e dal Re. […] Voi siete giovane e avete due buone ragioni per essere coraggioso: la prima che siete guascone, la seconda che siete mio figlio. Non temete le occasioni e cercate le avventure. Vi ho fatto insegnare a ben maneggiare la spada, avete un garretto di ferro e un polso d’acciaio; battetevi per qualunque ragione; battetevi tanto più ora che i duelli sono vietati, e che, appunto per questo, ci vuole doppio coraggio a battersi..

P.S. Come non amarlo (e tre).

P.P.S. Stei Ignorant. Stei Eroic. Stei Guascone.

2 commenti
  1. giorgia
    giorgia dice:

    a proposito dei Moschettieri, c’e’per i fan, una godibile versione audio su “ad alta voce” di radio tre. Da non perdere.

    Rispondi

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