Lethal records: La torre dell’Elefante

di Laura Silvestri

Il racconto che mi ha cambiato le prospettive?

Non appena mi è stato proposto di scrivere una recensione “mordi e fuggi” sul racconto che ha segnato la mia pubertà letteraria, non ho avuto dubbi su quale scegliere: per me il racconto fantasy è, probabilmente sempre sarà, “La torre dell’Elefante”  di Robert E. Howard.

Che sia un testo raffinato e coinvolgente, nonché una pietra miliare dello Sword & Sorcery, è risaputo. Quel che poi colpisce, rispetto alle altre avventure del celebre cimmero, è la scelta di un tema sospeso fra i generi: c’è un respiro di weird fiction, atmosfere horrorifiche, un’entità aliena che farebbe la gioia dei fantascientisti. Il tutto, dosato e mescolato in un’alchimia dal sapore onirico e dolceamaro.

Ho letto questo racconto che ero una ragazzina, e con esso ho sperimentato per la prima volta il rarissimo colpo di fulmine letterario: è stato improvviso amore per Conan di Cimmeria. Ne “La torre dell’Elefante” Howard ne traccia un ritratto vivo, immediato, che arriva come un pugno nello stomaco. Conan appare come un giovane uomo fiero, vigoroso, attraente ma senza alcuna velleità seduttiva. È pericoloso come “un lupo grigio in mezzo a rognosi topi di fogna”, mentre si fa largo nella lurida taverna. Eppure, al contempo, è sprovveduto, incapace di cogliere la satira dell’uomo civilizzato e difendersi da essa. È, per dirla in termini a noi congeniali, genuinamente ignorante. Lo è perché ignora le astuzie e le finezze della città, ma l’istinto e il coraggio lo guidano comunque verso i suoi obiettivi.

In un mondo dominato da religioni astruse e complicati rituali, lui ricorda a stento di venerare Crom, un dio lontano e crudele che “dava agli uomini, quando nascevano, il coraggio, la volontà e la forza di uccidere i nemici; questo, nella mente del cimmero, era quanto ci si poteva aspettare da un Dio”. Hai detto niente.

Conan si allea con Taurus, corpulento e scaltro Re dei Ladri, per fare irruzione nella torre e rubare il Cuore dell’Elefante, la gemma che si dice dia allo Stregone Yara il suo enorme potere. Uccide uomini, uccide leoni, uccide un ragno gigantesco-che-Shelob-levate tirandogli addosso una cassa di gioielli. Non dubita mai, neppure per un istante, di se stesso e della propria mente. “Perché ha la profondità psicologica di un foratino”, potrebbe pensare qualcuno. E invece no, manco pe’ gnente. Conan ci sorprende, dimostrando una sensibilità ben lontana da quella interessata e corruttibile degli uomini di città: quando incontra Yag-Kosha, la sofferente creatura venuta da un mondo oltre le stelle, seviziata da Yara per ottenere i segreti della magia, il barbaro ne percepisce immediatamente lo sconfinato dolore, è conscio di trovarsi davanti “a una tragedia cosmica”, e avverte “una contrazione di vergogna, come se la colpa di un’intera razza fosse ricaduta su di lui”. Brividi, signori.

E allora Conan non esita a liberare quell’essere tormentato dalle spoglie d’una vita miserabile, esaudisce con fiducia le sue richieste e, tocco di pura eleganza, non si volta quando percepisce l’alieno trasmutare, perché sente d’istinto che non è cosa “che dovesse essere spiata da occhio umano”. Pone fine, come promesso, alla vita di Yara e si allontana nella notte, dopo aver assistito a incredibili prodigi; e si chiede se abbia sognato mentre osserva la torre cadere, rischiarata dalla luce dell’alba.

È di nuovo solo, con le tasche vuote e la spada nel pugno. E non ha bisogno d’altro.

 

E così pure non c’è nulla da aggiungere a questa storia, piena d’azione e adrenalina, sì, ma anche di saggezza e poesia. Una narrazione invecchiata benissimo, che intrattiene, emoziona, apre spiragli di riflessione sulla natura dell’uomo e sulle insidie della civiltà. E che altro dovrebbe fare un racconto, fa’ il caffè e venicce a spiccia’ casa?

Meditate gente. Meditate.

2 commenti
  1. giorgia
    giorgia dice:

    Ciao Laura! felicissima d’incontrarti su queste pagine di Splendida Ignoranza e con viva e vibrante soddisfazione, mi accodo nell’esaltazione de Barbaro che anche per me è stato e sempre sarà un bellissimo esempio di eroe avventuroso e non banale. Celebre il suo approccio ai combattimenti di magia “non c’è niente che del buon acciaio irkaniano non possa sconfiggere”. Lui va avanti così.!

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    • Laura Silvestri
      Laura Silvestri dice:

      Ciao Giorgia, benvenuta fra le nostre pagine ignoranti. È sempre un piacere incontrare altre estimatrici del lavoro di Howard, di cui di certo parleremo ancora…

      Rispondi

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