Fantasy, Fentasi O Fantasi?

Pulci, Boiardo, Berni e Ariosto non si spogliarono del loro carattere, né mascherarono il loro genio”

Sic scriveva un tal Foscolo chiamato a recensire un’edizione del Morgante Maggiore, antesignano della poesia romanzesca e del Fantasy moderno.

Un emisfero di millennio più tardi il Fantasy ancor vive, nell’ombra accecante dei patriarchi Howard e Tolkien e degli iniziati Lieber, Anderson, Moorcock, Vance …

Vive, e purtroppo vegeta, tra “chi gracchia, chi riprende, chi rampogna”.

La pista segnata dai Maestri è stata infestata dalle gramigne di Mammone, dalla vanagloria, dall’ineludibile risacca dei tempi.

Oggi a Milius si preferisce Moccia, l’utente medio del genere non è più l’avido del Fantastico che si nutriva di “Weird Tales” e s’inebriava di Charles Fort e Houdini. È l’oppiato mediatico, il commestibile delle major discografiche e delle multisale, il derivato della radical-chiccheria e del catechismo consumistico.

In un’alchimia disneyana di vocali il Fantasy si è filtrato in Fentasi. Visivamente accattivante, innegabile, il dualismo Nicholas Cage-Alfred Molina dell’Apprendista Stregone, la saga coreografica tratta dai libri di Joanne Rowling, le grazie sinuose di Jennifer Lawrence tra un Distretto e l’altro …

Urban, Romance, Emo…  Acesulfame dello Sword&Sorcery, che stanno alla Fantasia Eroica come un Aperol sta a un rosso versato a Zamora.

Tra le sponde del Fantasy nobile ma preda della sua stessa monolicità e un Fentasi alla vaselina, il movimento di Ignoranza Eroica  guada il Fiume Nero sul battello del Fantasi (di Menare).

Una Terza Via per intendere l’intero genere esiste.

Ignoranza Eroica non vuole arrogarsi esclusive o primati, solo farsi interprete e staffiere di una tendenza spianata e professata da altri, e apportarvi laddove concesso il suo contributo.

“Più novo è il carme, più chi lo sente applaude” canta Omero, e Luciano ribatte che “più oltre navigar si puote”.

Come Pulci ha fatto di Orlando un nuovo Achille, ci sono concept che hanno spianato la Via del protestantesimo Fantasi a onta delle ingessature del Fantasy e degli stucchi anoressizzanti del Fentasi: il Grimdark di Cook e Abercrombie; il Colt&Sorcery del Pantera di Evangelisti, di Roland di Gilead, di Lansdale; il Martin extra moenia HBO; talune diramazioni dello Steampunk e del Gaslamp…

Tornando alla nostra realtà penso all’arco letterario del collettivo Nerdheim che miscela sacro e profano, all’ultraviolenza e all’orrore ipertrofico di cui grondano le novelle di Campagnano, all’esperimento di Zappa&Spada che nel florilegio di autori e stili esprime un conato alternativo dello Spaghetti-Fantasy. Illuminante a riguardo è la recente intervista di Roberto Recchioni pubblicata sul sito Heroic Fantasy Italia.

Il Fantasi, secondo Ignoranza Eroica, tesse leggenda e meraviglia nell’orditura crepuscolare che separa l’epica dall’exploitation.

Più serio è l’argomento, più seria è la maniera di colorirlo.

Sull’Yggdrasil dell’eroismo il Fantasi non si vergogna di innestare il motto burlesco di Pratchett, l’eterodossia stilistica alla Peake, il sarcasmo nella guisa bukowskianamente più ribalda.

Al coiffeur del Fentasi che chiede “Barba o capelli” l’Ignoranza risponde “Osvaldo!”.

La facezia traligna in asprezza e viceversa, senza tema di scomunica, di categorizzazione, perché alla Compagnia dell’Indice si risponde inastando cavallerescamente il medio.

La Tradizione non è una vacca sacra, si può mettere sottosopra, sgomberando la realtà … noi ci siamo rifatti barbari per lacerare lo schermo di convenzioni teso tra gli occhi e le cose” si apprende nel Mattino dei Maghi.

Chi scrive o legge Fantasi (di Menare) è un semplice amante dei giorni della barbarie perduta, del sangue e del metallo che allegano le gengive e i mozziconi di dente rimasti avvinti!

Vive in una dimensione di futuro anteriore, nulla ripudia ma nemmeno idolatra della scolastica e del Mainstream che lo circonda.

Alla figura dell’Eroe o dell’Antieroe oppone quella del Mezz’eroe, che assomma nei suoi i tratti del Buono, del Cattivo, del Brutto insieme.

È un punto di vista che può scatenare disprezzo, denuncia, ironia, come chiunque altro abbia tentato di sciogliere i corsetti al canone e allo schematismo, un Rabelais, un Aretino, un Moravia, lo stesso HPL.

Ma per quale dinamica gli archetipi del Fantasy, imperniati sull’eroe, sul nostos, sulla vendetta, non possono verniciarsi di malinconico e grandguignolesco, di carnale e mistico, di poetica e dissacrazione al contempo?

Dopotutto Conan non è un Baiardo! Non indugia di fronte al sacco, all’opportunismo, al libertinaggio sessuale …  E Kane non è forse uno zelota, Mak Morn un sanguinario, il Gray Mouser uno sbandato e un tagliaborse?

Abbracciamo senza riserva l’opinione dei decani Fusco e Pilo sul genere, “che nelle sue strutture portanti non ha eguali  in nessuna tipizzazione letteraria, traducendosi in una completa rivolta conto ogni pastoia messa di traverso all’immaginazione, contro ogni vincolo alla libertà concettuale …”

Se siamo Nani, noi di Ignoranza Eroica e vessilliferi del Fantasi (di Menare), vogliamo sederci sulle spalle dei Giganti.

Ma che siano però Margutte, Bambino e il Polifemo di Pollon!

Meditate, fantasisti, meditate…

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