Fabio Andruccioli presenta I Racconti della Stua

Bregostana (Milo Manara)

di Fabio Andruccioli

Quando i ragazzi di Ignoranza Eroica mi hanno chiesto di parlare del mio “I Racconti della Stua” volevo insultarli. Non voglio dire che ci ho ripensato, ma la presentazione l’ho scritta lo stesso.

Innanzi tutto. Che cos’è una “stua”? Cito il cartello presente al Museo Ladino di Vigo di Fassa, che può essere considerato a tutti gli effetti il luogo dove è nata l’idea del romanzo:

La stua era la stanza riscaldata della casa fassana, accogliente luogo di incontro e di socializzazione. Nelle serata invernali gruppi di vicini si radunavano in una delle stues più grandi del rione: era l’occasione per tramandare il sapere tradizionale e scambiare opinioni e notizie. Le donne filavano o cucivano, gli uomini riparavano gli attrezzi da lavoro o intagliavano maschere, giocattoli e figurine in legno. Si giocava a carte, si cantava, si faceva musica. Era questa la situazione ideale per la narrazione delle tradizionali contìes, spesso affidata a cantastorie specializzati.

Cantastorie, neve e creature antiche come le montagne stesse. Ammetto di esserci cascato alla grande.

Vivane, bregostane, salvan, streghe e altre mostruosità: avevo tutto quello che mi serviva per una storia. Ovviamente Fantasi di meNare. Non era la prima volta che il folklore si intrecciava con i miei racconti: su tutti la serie “Il Cacciatore di Incubi” dove weird e tradizione marchigiana si incontrano, ma anche ne “Le Cronache di Bonensegna lo Sfortunato” pubblicata su queste pagine ignoranti (questa volta citando creature della zona romagnola).

Vivana (Milo Manara)

Tornando ai “Racconti della Stua”, la fonte principale del progetto sono stati dagli scritti di Hugo de Rossi di S. Giuliana nella versione italiana curata da Ulrike Kindl per l’Istitut Cultural Ladin “majon di fašegn” che ho trovato nel fornitissimo book shop del museo intitolato “Fiabe e Leggende della Val di Fassa – I Parte”.  Non è un progetto di ricerca, quindi qualcuno potrebbe storcere il naso vedendo come ho modificato le creature e cosa le ho fatte diventare nel mio romanzo. Ovviamente ho cercato di mantenere il massimo del rispetto per le fonti e per la cultura a cui mi sono ispirato, ma è comunque fiction. Altrimenti avrei scritto un saggio. E avrebbe fatto schifo perché sono un pessimo saggista.

A questo punto qualcuno si chiederà: di cosa parla questo libro, in soldoni? Vi va bene la quarta di copertina con le parole di Michele Gonnella (che ha curato la fase di editing del romanzo)?

Una guerra di generazione in generazione, tra Estate e Inverno, tra uomini e spiriti. Cosa si cela dietro a quello che ci hanno sempre raccontato prima di mandarci a dormire?

Sangue, violenza, mostri demoniaci, sesso con gnocche silvane, spade cazzute, anelli antifuga, dubbie stamberghe in cui ci si raduna per offrire da bere ai disgraziati perché raccontino qualche baggianata divertente, cucina tipica, eroi per caso incazzati che “morite tutti ho da farmi i cazzi miei”, luponi mansueti-ma- anche-no! Il tutto comodamente riassunto nei racconti italo-pagani Val di Fassa DOCG di un cantastorie che si merita un paio di birrette. Cultura italiana per Lethal Books da uno dei campioni dell’Ignoranza Eroica, non avete già voglia di bìscot solo a pensarci?

Mi sembra abbastanza. Ultimo appunto: il libro esce sotto etichetta Lethal Books. Chi o cosa sarebbe non ho il potere di rivelarlo, ma ne sentirete parlare.

Progetto grafico: Giulia Gioacchini

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