COM’ERA WEIRD LA MIA VALLE di Fabio Lastrucci e Vincenzo Barone Lumaga, Milena Edizioni

recensione di Luca Mazza

Da bambino, in queste stagioni, la mia Valle era il verde dell’Adriatico (mucillagini permettendo), della villeggiatura, delle pollute speranze. Leggevo di Paperinik e di Lupo Solitario, giocavo con i G.I. Joe e a Cadillac&Dinosaurs.

Ero quiete accesa.

Poi il Weird soffiava nella Valle quando il mio vecchio portava dalla città l’Albo Speciale di Dylan Dog.

Il primo trattava del mostro di Loch Ness, il secondo ho un vuoto colpevole, il terzo fu “Gli orrori di Altroquando” e mi segnò come un rasoio. Ad ogni albo era incellofanato un volumetto, agile, immaginifico, un compendio dalla A alla Z di tutti l’horror minuto per minuto: bestiari, filmografia, demoni, pseudobiblia …

Maneggiando (con cura) Com’era Weird la mia valle, sei percorsi tra orrore, paura e perturbante  di Fabio  Lastrucci e Vincenzo Barone Lumaga, Milena Edizioni 2018 ho rivissuto le sensazioni del  bambino avido di unheimlich e di credulità, ho soppesato le sue 347 pagine imbevute di ricordi e di riscoperte immaginandomi alle prese con un’Enciclopedia della Paura di bonelliana memoria che però  ha frequentato le superiori, il DAMS e l’Università di Lettere.

Com’era Weird la mia Valle è un’opera omnia audace e paradigmatica, mai trattatistica né saccente, che si prefigge la mission ambiziosa di declinare ogni linea evolutiva del fantastico, dell’onirico, del sovrannaturale, dell’ “altro” per filoni e nuclei tematici.

Un Bignami dell’Altrove.

Il risultato è una ricerca arguta e trasversale, che compenetra il comics, il magazine, il grande schermo e la fiction alla letteratura tout court.

L’anamnesi dei saggisti verte su più scale, storica, psicanalitica, geografica e sociale di ogni fenomeno, archetipo e habitat dell’horrorifico.

Il testo ha un approccio “onnivoro” e stirneriano dei classici.

Dai mostri sacri come Luciano, Poe e il Solitario di Providence si circumnaviga il polo dell’Ignoto includendo Barker, Pirandello, Ewers, Grabinski, Evangelisti e Lansdale, in una danza (macabra) di phyla e di sottogeneri che intersecano la ghost story al creepypasta, la Scapigliatura al Metal Hurlant, la poetica sepolcrale a John Carpenter.

Ogni canone del sovrannaturale, nella rilettura capillare ed eclettica degli autori, ha una tesi, un’antitesi e una sintesi, un vaglio alla luce della tradizioni, del religioso e dello scientifico.

A ogni genius loci corrisponde un’agiografia.

Il weird sublima la transizione della vita rurale schiacciata dai Lumi della ragione e dagli opifici, “fantasmi del mondo di oggi, con la fuliggine delle fabbriche sulla faccia e il frastuono delle macchine nell’anima”.

I parallelismi sono acuti, suggestivi, inediti.

Come il trait d’union tra i Kajiu giapponesi e HPL, i terreni K di Pupi Avati e il Pet Semetary kinghiano, il metamorfismo gotico ed epocale tra negromante e mad doctor, la giunzione tra Smorfia e apocalisse zombi di 47 Dead Man Talking.

Da nostalgico di Sclavi e Stano, il capitolo che più mi ha sedotto è la sezione dedicata agli indagatori dell’occulto: per un attimo ho rivissuto le atmosfere surreali e la cute inorridita delle giovanili letture di Karnacki e Jules de Grandin (ritengo L’anello di Hodgson uno dei racconti più claustrofobici e agghiaccianti del XX secolo, insieme a Eloi, Eloi, lama sabachthani dello stesso), e l’eteroclito excursus di Flaxman Low e John Silence, dove la narrativa si arabesca all’esoterismo anticipando la saga a fumetto di John Costantine.

Oltre ovviamente alla panoramica puntuale e radiografica sui cosiddetti Mortacci Nostri, ovvero il weird contemporaneo made in Stivale.

Lumaga e Lastrucci mettono nero (anzi, rosso) su bianco le realtà artistiche ed editoriali, le new entry e le conferme in tutte le arti dell’italico campanile horror , che sembra rintoccare più a morto che mai, come sottolineato dalle appetitose interviste ai maggiori esponenti del clima attuale (da Paolo di Orazio a Samuel Marolla passando per Cristina Astori e Simonetta Santamaria) che fanno da requiem all’opera.

Il solo appunto che l’Ignorante può sollevare è la latitanza, nella caldaia di citazioni e riferimenti, di un capolavoro in versi di un tal Arrigo Boito, Re Orso, che giudico insindacabile precursore del fantasy nero e onirico, la cui falla provvederò personalmente a tappare con un futuro articolo. J

Il Weird è sezionato.

La valle si oscura, col tonfo da obitorio del retrocopertina.

Tra i guanti (di lattice) rimane un testo che canonizza un genere.

Un manuale per neofiti, un vademecum per addetti ai lavori, una fonte di approfondimento e di ispirazioni per gli iniziati alla teurgia letteraria.

Gli strali di un incantesimo possono non colpire, a volte, ma la penna intinta nel veleno risulta sempre la più efficace delle magie” minaccia Aleister Crowley trasfigurando l’antico magister McrGRegor Mathers nell’arcinemico SRMD.

E l’Ignorante aggiunge: anche le penne intinte nel weird

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